Archive for the 'Bei Momenti' Category

Un anno di Fantacalcio

Non sono mai stato un gran fanatico del fantacalcio. A parte qualche esperienza in gioventù (ricordo il fantamondiale del 2002 e poco altro), questo è stato il secondo anno in cui ho preso parte ad un fantacalcio “serio” con alcuni amici. L’anno scorso sono stato deriso per aver creato una fantomatica squadra di cessi, ma ricordo che di fronte alla chiamata dell’idolo di turno beh, non riuscivo a resistere e lo compravo.
Questa volta mi sono ripromesso di creare un team con la giusta dose di classe, potenza, inventiva, senza bomber Floccari e Abel Hernandez, ma con almeno un bomber degno di questo nome. Posso dire di esserci riuscito.

In porta ho puntato al solito trittico di portieri di squadre scarse, da schierare a turno a seconda della partita più agevole: Consigli, confermato dopo la buona stagione precedente; Romero, il misterioso il portiere dell’Argentina; Sorrentino una sorta di garanzia.
La difesa è il reparto più bistrattato di ogni stagione fantacalcistica. Per non spendere tanto ho comprato i soliti pilastri Basta e Pasqual, supportati da possibili bomber come “el Anciallo” Ogbonna, “el mostro come dice mio padre” Biava e Gastaldello. Il resto sono filleroni dal nome di Rossettini (chi?), Costa (chi?) e Dramé (IDOLISSIMO, ma non è lui ad essere andato a trans in bicicletta).
Il centrocampo ha dato spazio alla fantasia e alla classe, sempre con un occhio attento al portafoglio. Non ho mai amato i grandi nomi, che ho lasciato andare a cifre folli per dare fiducia a giocatori con fame di vittorie. Il primo acquisto è stato “el pitu” Barrientos, centrocampista-attaccante dal sette fisso in pagella, seguito da coloro che trasudano bomberismo da ogni capello: Cerci e Cuadrado. Il primo era famoso per il giocare bene le prime e le ultime tre partite di ogni campionato, il secondo capace di litigare con l’Udinese e farsi cedere ancor prima di iniziare il campionato. A supporto di tanta fantasia, tanta legna: Dzemaili, “el rosso” Gazzi e Parolo hanno portato le borracce e preparato il thè caldo negli spogliatoi. Infine le due star: Lodi, sempre al centro di qualsiasi voce di mercato di mezzo mondo e Mauri, pluri indagato, interrogato, processato e probabilmente agli arresti domiciliari da metà stagione in avanti.
Per l’attacco la dirigenza aveva promesso un grande nome. I giocatori seguiti erano tanti, ma ero consapevole di potermene aggiudicare solo uno tra Di Natale, Klose, Cavani, Jovetic, Osvaldo e Ibarbo. L’ordine alfabetico ha scatenato subito una lotta senza confini per avere “el Matadòr”. Non sono mai stato abituato a lottare per un bomberone e, dopo un paio di rilanci, mi son cagato addosso e ho lasciato perdere. Ho comprato così mio il secondo obiettivo in ordine alfabetico, un misto di classe, gol e analfabetismo, il sommo Totò Di Natale, detto “el Dinny”. A fargli compagnia “el Tanque” Denis e “el scommessa” Di Michele, sempre utile nel contrattare gli acquisti delle partite e nell’individuare gli over. Poi lui, il giocatore per cui avrei speso tutti i soldi e venduto la macchina: “el freccia della Colombia”, “el genio nero”, “el erede di Odemwingie” Segundo Víctor Ibarbo Guerrero. A completare il reparto, ho investito sul giovane Insigne e sul vecchio Miccoli, un altro criminale mancato utile ad aumentare il livello di minaccia.

L’acquisto di Miccoli mi ha portato ad esaurire i fondi a disposizione ma a creare una squadra altamente competitiva, con un attacco di vecchi bacucchi del gol e un livello di ignoranza decisamente alto (a parte Ibarbo). Altro obiettivo raggiunto è stato il creare una squadra senza giocatori di Milan, Inter, Juve e Bofogna.

Nel primo girone la squadra fatica tantissimo ad ingranare. Incassa tre sonore sconfitte, strappa due pareggi di culo e vince con poco merito le rimanenti due partite. Siamo a sette lunghezze dalla vetta, con solo due punti in più dall’ultimo posto. Il morale è a terra. Dopo le prime tre giornate del secondo girone, la vetta è lontana dodici punti. La squadra decide di affidarsi ai vecchi, si attacca all’allenatore e decide di vendere l’anima per risollevare una stagione già rovinata. Lo sforzo morale ottiene i propri frutti: quattro vittorie in quattro partite portano i ragazzi ad un incredibile secondo posto, a soli quattro punti dalla vetta. Occorre però abbassare la testa e fare un bagno di umiltà, senza mollare. All’inizio del terzo girone, grazie ad una vittoria, ci troviamo a solo un punto dalla vetta e la seconda partita prevede lo scontro diretto. Finisce 4-1 per il capolista. La sonora sconfitta genera sconforto, seguita anche da e-mail sbeffeggianti e sbruffone. “Ride bene chi ride ultimo” dico ai miei ragazzi. La batosta però genera una serie di risultati non soddisfacenti, che portano la squadra a sprofondare a meno sette dalla vetta. Tutto sembra perduto, ma la capolista si fa mancare le gambe ad una passo dalla fine del terzo girone e si vede affiancare in classifica allo scadere proprio dai miei ragazzi, in grado di invertire una tendenza negativa e di trasformare in gol le prese per il culo avversarie. Siamo al mercato di riparazione, primi a pari punti.

La carenza di fondi mi porta a sacrificare i giocatori dal più basso rendimento per prendere gli scarti degli altri, nella speranza di trovare un affare in grado di darmi la forza necessaria per restare in vetta. Vengono ceduti senza troppi rimpianti “el Anciallo” Ogbonna (sempre rotto), Costa (chi?) e Dramé (tra le lacrime, esploso solo a fine stagione per dimostrarmi di essermi sbagliato), Dzemaili (esploso anch’egli troppo tardi) e Gazzi (ringraziato dalla società per essere entrato dalla panchina nell’unica partita in cui ha fatto gol), Di Michele (finito a scommettere a Reggio Calabria) e Miccoli (protagonista in un Palermo disastroso e poco criminale rispetto al suo solito). Al loro posto vengono ingaggiati Portanova (diventato idolo dopo aver lasciato il Bofogna), Balzaretti (uno scarto di chiunque) e Zapata (acquisto deriso da tutti ma protagonista in un Milan in grado di riscattare una stagione con l’ottima seconda parte di campionato), Castro (spesso il sostituto di Barrientos) e Lulic (il vice di Mauri quando questo veniva interrogato in tribunale), Eder (uno scarto) e BOMBER KLOSE (acquistato per poche noccioline dopo essere stato venduto malamente da un altro allenatore per comprare “el Balo”). La squadra trova così un suo equilibrio in difesa, una compattezza importante a centrocampo e nuova linfa in attacco. Un attacco che ha lasciato spazio ai giovani di belle speranze in attesa del ritorno del tedesco.

Il quarto girone è il girone di bomber Ibarbo. Titolare fisso insieme a Denis e Dinny, con i suoi 5.5 e i suoi assist a caso, aiuta la squadra a mantenere la vetta. Il girone inizia con una sconfitta e una pronta vittoria nella rivincita del 4-1. La vetta è nostra, per la prima volta in solitaria. Il morale è alle stelle e le quattro vittorie e un pareggio portano la squadra a concludere il quarto girone in testa, con un marigine di sei lunghezze sulla seconda e un Ibarbo idolo della folla. L’ultimo girone è quello che riserva più emozioni. Il gol di Ibarbo contro il Milan, così come la sua tripletta contro la Sampdoria, mi fanno godere sia nel bene che nel male (titolare per la prima e in panca per la seconda). Dopo la prima giornata, la squadra riesce a portarsi a più otto sulla seconda. Un vantaggio che si affievolisce per colpa dei modificatori della difesa avversari (un parametro mai preso in considerazione), genera risultati incredibili sull’orlo dei mezzi punti di differenza tra una sconfitta e una vittoria. I cinque gol di Klose caricano la squadra in vista dello scontro diretto con la seconda in classifica. Una bruciante sconfitta 65.5 a 65+1 di modificatore, riduce il vantaggio ad un misero più tre, che viene però abilmente gestito nell’ultima giornata. Siamo primi.

La vittoria è nostra ed è degna di una favola. Partiti da culo, una fatica incredibile a trovare la quadratura del gioco, un andamento altalenante e le prese per il culo. Poi la vendetta, la costanza, la grinta contro tutto e tutti, soprattutto contro i sette in pagella di Dramé, contro la latitanza di Mauri, contro le panchine di Insigne, contro il trasferimento di Sorrentino e contro i modificatori.
Siamo campioni.
Ibarbo è campione.

Al prossimo fantacalcio,
Boss.

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Arrivò il tempo delle scommesse.

Negli ultimi tempi, uno dei passatempi, che io e i miei amici usiamo maggiormente praticare, è PES.
Chi non lo conosce è meglio che non si documenti. Chi lo conosce sa bene la fotta che mette addosso ‘sto gioco. Noi abbiamo sempre giocato “in allegria” e, per fortuna, non siamo mai arrivati alle mani.

Purtroppo, però, stasera abbiamo raggiunto uno degli step da non raggiungere: il scommettersi qualcosa.
Come prima scommessa ci siamo giocati “1000 € da pagare nel corso della vita”. La partita è stata tesissima, tra colpi di scena e colpi di mano contro i mobili, ma alla fine ho vinto.

HO VINTOOOOOOOOOOOOO!

Tutto però faceva parte del mio piano. Rinunciando al pagamento, ho spiegato al mio rivale che quella era stata una lezione di vita: non scommettere mai se è ovvia, palese e certa la sconfitta.
Quanta gente conoscete che da lezioni di vita a 1000 € a lezione?

Alla prossima scommessa,
Boss.

VOLZA INBEE!

Oddio che ridere.
Sabato, dopo essere stato allo stadio, mi sono fermato con L. a vedere il derby di Milano in un Punto Snai. Non che me ne fregasse molto della partita, ma era un interessante inizio serata.
Nel suddetto Punto Snai mi sono dato una divertita pazzesca.
Circa il 90% degli spettatori erano di colore e tifavano non per le due squadre, ma per i giocatori di colore. Ad ogni gol esultavano urlando “VOLZA INBEE” ma gli urli  e gli applausi più grandi ci sono stati al momento dei cambi, quando sono entrati tre giocatori di colore. Ogni qual volta c’era un’inquadratura stretta sul camerunense o sul ghanese, nonché sul brasiliano, scattava una festa.

Momento simpatico quando, dopo il quarto gol, un milanista di colore voleva andarsene ma i suoi “amici” lo volevano costringere a restare. Due pizze in faccia, VOLZA INBEEE e amici come prima.
D’ora in poi son sempre lì.

Al prossimo derby,
Boss.

Il colmo

Oh, dolce cocomeraia, sappi che ti amo.
Il tuo accento russo-ucraino-polacco del tipo vuoi la vuodka, il tuo parlare in maniera coincisa, le tue treccine nere mi toccano il cuore.

C’é da dire che una cocomeraia con DUE MELONI così non l’avevo mai vista.

Al prossimo innamoramento,
Boss.


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