Archivio per luglio 2015

Il Classificone Televisivo 2014-2015

Eccoci ancora qui. Per la terza volta, dalla nascita di questo blog/archivio, provo a stilare la classifica di tutto ciò che mi è passato davanti agli occhi in questo intenso anno televisivo 2014/2015. Sarà una classifica decisamente anacronistica, con tante serie giudicate a discapito delle nuove stagioni già disponibili. Ma le regole le faccio io, ed essendo che il mio anno seriale è compreso tra il 01/06/2014 al 31/05/2015, giudico solo quello andato in onda in questo periodo.

Le categorie sono quattro:
– Il PREMIO “RECUPERO DELL’ANNO” mette in mostra quelli che sono stati i migliori recuperi della mia personale stagione televisiva. È una classifica arbitraria, che lascia fuori i recuperi di serie ancora in corso e si concentra su serie terminate;
– Il PREMIO “CI RIVEDREMO AL DI LÀ DEL SOLE” si limita a ricordare le serie giunte alla loro naturale conclusione durante la stagione televisiva (con le dovute eccezioni);
– Le CATEGORIE A CASO servono solo ed esclusivamente per parlare di quelle serie che in un modo o nell’altro hanno lasciato il segno;
– Il “PREMIO SCHIFEZZA DELL’ANNO” premia le peggiori serie andate in onda e che, per un motivo o per l’altro, mi sono trovato costretto a guardare;
– Il “CLASSIFICONE UFFICIALE” ordina quello che ritengo essere stato il meglio della stagione televisiva tra quello che ho visto (sempre meglio specificare).

Bando alle ciance, iniziamo.


PREMIO “RECUPERO DELL’ANNO”

1) Daria: Stagioni 1, 2, 3, 4, Film, 5, Film. (MTV)
Daria
Pur avendo una lista di serie più importanti da recuperare, la scelta è caduta a caso su “Daria”, serie animata dei tardi anni novanta che, in base ai miei pregiudizi, avrebbe dovuto trasudare acidità, sarcasmo e battute memorabili. Non è andata proprio così.
“Daria” è una serie adolescenziale, ambientata nella più classica delle high school americane, con personaggi fortemente caratterizzati. È una premessa difficile da accettare ma, con un occhio critico, le macchiette risultano gradevoli e spesso irresistibili. Il padre iperapprensivo, la madre schiava del lavoro, il FASHION CLUB, il rocker consumato, il maniaco, il corpo docente e la cheerleader con il quaterback che in due non fanno un chilo, sono lo specchio di una società banalizzata al limite del sopportabile: è compito di Daria e Jane (l’amica artista), criticare, sviscerare e sopportare le situazioni nelle quali finiscono per piombare, come se fossero specchi di uno spettatore intento a smarcarsi dai cliché di base.
La scrittura è buona: i dialoghi sferzanti, spesso più profondi del previsto, tengono alta l’attenzione, supportati da una vena comica tendente al nero ma mai esagerata.
“Daria” regala momenti ordinari ed episodi speciali, capaci di spezzare l’andamento a rischio monotonia dell’intera serie. Da ricordare, fra i tanti, “The Big House” (1×10), “Quinn The Brain” (2×03), “See Jane Run” (2×11). La terza stagione scorre senza colpo ferire, mentre la quarta e la quinta, supportate da due film intermedi “Is It Fall Yet?” e “Is It College Yet?”, sviscerano in maniera gradevole il rapporto d’amicizia improvvisamente a rischio, per colpa del fastidioso Tom, tra Daria e Jane. I finali di stagione “Dye! Dye! My Darling”(4×13) e “Boxing Daria” (5×13) sono la prova della maturità raggiunta dalla serie alla fine del ciclo.
Gradevole, ma solo se vi capita sotto mano.


PREMIO “CI RIVEDREMO AL DI LÀ DEL SOLE”

Parks And Recreation: Stagione 7. (NBC)
Parks And Recreation
Addio Pawnee. Singhiozzando come se fosse morto di nuovo Li’l Sebastian, dare l’addio ad una delle comedy più pucciose, originali, ben pensate, ben scritte e ben recitate degli ultimi anni non è per niente facile.
È difficile dire addio ad un gruppo così serialmente affiatato (a parte Tom, mai sopportato), mancheranno TUTTI. Sono stati in grado di regalarci personaggi memorabili come Leslie, il maestro di VITA RON SWANSON (missione: costruire e vendere anelli fatti in casa), la coppia cuoricioni Andy & April, il nerdissimo Ben, Retta, Chris, Ann (a volte) ma soprattutto il mio idolo LARRY, GARRY, GINO o come volete chiamarlo.
L’ultima stagione chiude il cerchio in maniera particolare: fa senza due personaggi importanti, si sposta nel futuro e soffre la nuova collocazione temporale generando alti e bassi. Ci fa capire che senza Ron e Leslie dalla stessa parte è dura, ma riesce a sopperire con la solita maestria, a tornare sui suoi passi e a regalarci il bellissimo doppio finale piangerone “One Last Ride” (7×12, 7×13), ultimo grido d’amore capace di cogliere presente, futuro e futurissimo.
“Bye, Bye, Parks And Recreation, miss you in the saddest fashion”. SIGH.

Boardwalk Empire: Stagione 5. (HBO)
Boardwalk Empire
Ebbene sì: quest’anno abbiamo dovuto dire addio anche a Bordualco Emporio, come l’ho sempre chiamata. Premesse formidabili fin dal principio: il proibizionismo, visto dagli occhi di un personaggio di spicco di Atlantic City (l’ottimo, ottimo Steve Buscemi). Per anni il traffico di alcolici, di omicidi, di gang della malavita e di affari illeciti è stato nelle mani di un cast formidabile che, tra licenze autoriali e una forte base di realtà che mi ha colpito, ha rappresentato un periodo della civiltà americana dominato dall’arrivismo e dall’ipocrisia dell’appariscenza. Colpi di scena formidabili e villain non da meno hanno alimentato stagioni dettate da una regia sempre attenta e da una scrittura fluida, con i classici alti e bassi spesso dovuti a storyline non all’altezza e momentoni lentissimi.
L’ultima stagione ci ha portato avanti nel tempo. Un andirivieni tra il futuro, ora presente, e il passato di Nucky Thompson che ha tirato le fila di un racconto negli anni lento, troppo spesso lentissimo e pieno di personaggi in esubero verso i quali gli autori hanno dimostrato un accanimento quasi terapeutico. Van Alden, Margareth e Gillian, dopo il loro ciclo iniziale, hanno perso di qualsiasi utilità ma ci sono stati propinati senza ritegno.
“Boardwalk Empire” verrà ricordato come prodotto solido, ricchissimo di colpi di scena (qualcuno ha detto Jimmy?), purtroppo conditi con una lentezza inversamente proporzionale ai deliri di Al Capone. Mancherà, comunque.

The Following: Stagione 3. (FOX)
The Following
Addio #TheTrollowing. Non è riuscito a giungere alla sua naturale conclusione, grazie alla MERITATA E SACROSANTA CANCELLAZIONE, ma non per questo #TheMerdollowing non merita un adeguato saluto.
La terza stagione rasenta la schifezza pura: il nostro amato Ryan, con la sua nemesi nel braccio della morte, si trova a combattere contro i propri fantasmi. L’alcool, i colleghi, la fidanzata e i seguaci di Joe Carrol sempre più allo sbando, capaci di ammazzarsi tra loro nella comico tentativo di diventare EREDI DEL MALE. Momento toccante è la morte di Joe Carrol con tutto quello che la precede: dialoghi forzatissimi (citano di nuovo E.A.Poe!), fughe oniriche e momenti di palese tensione sessuale tra i due.
La serie ci regala le solite facce di Kevin Bacon post-omicidi, un incrocio tra la troll-face e un poco velato “chi me l’ha fatto fare”: il nostro Ryan Hardy ha l’innata capacità di arrivare sempre tardi e di non salvare mai nessuno, regalandoci momenti di vero drama e di caduta nella propria autocommiserazione. Elementi che, nel comico finale aperto, portano il nostro idolo a fingere la propria morte per liberarsi di tutti, in modo di poter partire alla ricerca del proprio io. Salutiamo “The Following” sapendo che, al di là del sole, ci sarà finalmente #RyanLibero.


“CATEGORIE A CASO”

Premio “SIGLA GENIALE” a…
Unbreakable Kimmy Schmidt: Stagione 1. (Netflix)
Unbreakable Kimmy Schmidt
Ok, si merita il premio non solo per la sigla, ma la genialità che trasuda tra le note di apertura è lo specchio fedele della genialità della serie.
La protagonista è Kimmy Schmidt, seguace di un culto, che viene liberata dopo 15 anni di reclusione sottoterra. L’intervista rilasciata dal vicino (GUARDALA QUI) spiega cosa sia successo, MA SI TRASFORMA in un video virale GENIALE che diventa la sigla dello show (QUI).
Creata da Tina Fey e Robert Carlock, “Unbreakable Kimmy Schmidt” parte da premesse assurde per creare una comedy fresca, agile, colma di personaggi amabili, rappresentati da un cast che si dimostra all’altezza e fedele a Tina Fey (Krakowski e Hamm tra gli altri). Il potenziale è infinito date le poche premesse iniziali, le storyline semplici svariano tra le più diverse tematiche e la sensazione è che non può fare altro che migliorare ancora. Una delle novità dell’anno, da guardare degustando un Peeno Pinot Noir.

Premio “AMERICANITÀ” a…
The Last Ship: Stagione 1. (TNT)
The Last Ship
“The Last Ship” partiva con premesse preoccupanti: un virus micidiale, una sola nave americana lasciata intonsa e la produzione di Michael Bay. BOOOOOOOM.
La preoccupazione principale era quella di trovarsi di fronte alla solita serie post-apocalittica: personaggi insulsi che compiono scelte ridicole, attori cani, plot senza senso (tipo “The Walking Dead” in fattoria, ecco). Beh, non è andata così.
La prima stagione* non è nulla di memorabile, sia chiaro, ma non rimane vittima delle proprie pretese. L’azione, la scrittura, i dialoghi, le missioni, i momenti LOL e i momenti DRAMA reggono su una base sola, cardine di tutto: l’AMERICANITÀ. Il patriottismo è così spinto che, dopo ogni episodio, si vede a STELLE E STRISCE, ci si sente parte degli UNITED STATES OF AMERICA e si spera che l’AMERICANITÀ sconfigga tutto ciò che non è AMERICANO. Guardate solo la faccia del capitano in primo piano, un vero e proprio DURO YANKEE.
Ambientare una serie su una nave non è facile, ma senza troppe pretese non ci si annoia mai, tutto ha un filo logico e niente fa gridare all’estremamente ridicolo. Fa solo gridare U.S.A.! U.S.A.! U.S.A.!
*Anacronismo: è in corso la seconda stagione.

Premio “EPISODIONE ALL’IMPROVVISO” a…
Inside Amy Schumer: Stagione 3. (Comedy Central)
Inside Amy Schumer
La terza stagione di “Inside Amy Schumer” è la migliore, dimostra maturità sia dal punto di vista compositivo che comico, con momenti divertenti e prese per il culo spietate. Il format è dalla sua parte grazie alla formula degli sketch e, grazie al totale controllo sui tempi, Amy può fare quello che vuole, anche lasciare le cose a metà.
All’improvviso la luce: il terzo episodio della stagione “12 Angry Man Inside Amy Schumer” è qualcosa di sublime, uno stand-alone in bianco e nero che scimmiotta 12 Angry Man. Un insieme di guest-star di alto profilo dibattono su un tema fondamentale, una domanda che attanaglia lo spettatore fin dal pilot: Amy Schumer è chiavabile? Un piccolo capolavoro slegato totalmente dal contesto della serie, una perla da vedere.
It’s Always Sunny In Philadelphia: Stagione 10. (FXX)
It's Always Sunny In Philadelphia
Oh, avete presente la figata del piano sequenza di quattro minuti fatto nella prima stagione di “True Detective”? FIGATISSIMA!
Beh, non avete visto quello che la gang schifosa è riuscita a realizzare.
Nel quarto episodio della DECIMA stagione “Charlie Work”, un’ispezione sanitaria al Paddy’s scatena l’inferno: dieci e passa minuti di piano sequenza dal ritmo infernale (ok, c’è qualche trucchetto, ma roba da Hitchcock, velocissimo, folle, stracolmo di inside-jokes, assurdo e non divertente… Di più. Non ho richiamato“True Detective” a caso: l’ispirazione è palese e dichiarata dagli autori e messa in luce da Danny, scimmiottatore perfetto di Matthew Mecconaghy. Ragazzi, ripensare a Frank cosparso di nero col flauto in mano mi fa ancora ridere a distanza di mesi.


PREMIO “SCHIFEZZA DELL’ANNO”

3) Helix: Stagione 2. (SyFy)
Helix
Non credevo potessero far peggio della prima stagione e invece son riusciti a farmi dire il classico E INVECE.
Pochissime idee dall’inizio. Un’abbazia a caso al posto della base in antartide, il capo del culto al posto del capo della base, esperto in botanica al posto dell’esperto in biologia, poi boh: un’accozzaglia di situazioni ridicole (il fratello diventato protagonista con zero carisma), Bill Campbell monaco terrorista all’improvviso, due linee temporali a caso, musiche alla Benny Hill in scene di PESCA IMMAGINARIA o LOTTE SAMURAI IMPROVVISATE E LUNGHISSIME. Poi i colpi di scena: il mega incesto, l’omicidio di massa, i militari che cercano UN ALBERO, incendi, fughe e una cura a qualcosa che non si è capito se fosse un virus fatto col miele…
Nei miei pensieri settimanali, l’ultimo episodio l’ho commentato così: “Premio della stagione a Peter, da eroe a folle nel giro di 13 episodi”. Non ho idea di cosa stessi parlando. È sufficiente a descrivere lo schifo?

2) Under The Dome: Stagione 2. (CBS)
Under The Dome
La seconda stagione* della “serie che piace ai vecchi e alle mamme” parte tra le risate generali sfruttando la cosiddetta tecnica del rimpasto: alcuni protagonisti della prima stagione vengono ammazzati su due piedi e palesemente rimpiazzati da altri mai visti prima… E dire che siamo sotto una cupola!
Ma “Under The Dome” sa fare schifo con una marcia in più: uno dei nuovi personaggi è una professoressa di scienze interpretata da Karla Crome, l’odiosa protagonista delle ultime serie di “Misfits”: GRAZIE. Il resto si basa sui soliti, ridicoli, problemi all’interno della cupola: piogge di sangue, bande che controllano il cibo, ragazze resuscitate senza memoria, triangoli amorosi (pirla-stronza-MORTA), zii assassini, ritorno di genitori a CASO e IL RITORNO DELL’UOVO ROSA che, vi giuro, occupa e preoccupa gli abitanti di Chester’s Mill per tutta la seconda metà di stagione (“lo voglio io, no lo voglio io, allora lo butto, aspetta che brilla…” COSÌ. PER. METÀ. STAGIONE.)
Sul più bello, reggetevi forte… I nostri riescono a scappare, ovvero escono dalla cupola! Ma la serie non finisce! Che genialata! Ora mi aspetto solo la gallina dalle uova rosa…
*Anacronismo: è in corso la terza stagione.

1) Ascension: Miniserie. (SyFy).
Ascension
Una serie evento di sei episodi ambientata negli anni ’60 a bordo dell’Ascension, un’astronave generazionale a metà del suo viaggio centenario verso un altro pianeta abitabile. Alle soglie del punto di non ritorno, un omicidio sconvolge la comunità.
CHEFFIGATA.
Anzi no, dopo dieci minuti del primo episodio: CHEMMERDACCIAMMERDA.
Le premesse erano per lo meno interessanti ma, dopo i primi minuti, la recitazione di un branco di cani, accompagnata da una scrittura BANALE E SCONTATA, la trasformano in una cosa brutta e senza senso. Il bello è che PEGGIORA: il colpo di scena alla fine del secondo episodio sconvolge IL GENERE DELLA SERIE, da Sci-fi a Boh-fi, cambia le carte in tavola e lascia interdetti. Teaser, promo, interviste, pubblicità PER NULLA. Non è quello che ci volevano far credere.
I restanti quattro episodi sono colmi di banalità, pochezza, storie a caso, superficialità, gradassaggine, recitazione orribile e momenti LOLWUTTF, che contribuiscono alla formazione delle più brutte sei ore di televisione dell’anno, forse del decennio, forse degli ultimi cent’anni. Forse di sempre.


Eccoci arrivati al momento serio:

IL CLASSIFICONE UFFICIALE DELLE MIGLIORI SERIE NELLA STAGIONE TELEVISIVA 2014/2015

10) Banshee: Stagione 3. (Cinemax)
Banshee
Tra le quattro serie a pari media per il decimo posto, “The Red Road”, “Better Call Saul”, “Catastrophe” e “Banshee”, quest’ultima la spunta per un motivo molto semplice: alla terza stagione riesce a mantenere le premesse e, in un certo senso, reinventarsi.
In onda sulla costola testosteronica di HBO, ci regala ancora momenti di grandissima azione sostenuti da una trama solida, sempre fresca e ravvivata dall’inserimento di “nuovi” villain, necessari per dare nuovo respiro ai personaggi.
“Banshee” è sempre spaccona, conserva il leggero filo introspettivo della seconda stagione, mescola le carte in tavola con CRUDI colpi di scena, come in “A Fixer Of Sorts” (3×03) e “Tribal” (3×05), costringendo i personaggi ad uscire dal loro sistema di riferimento collaudato. Assistiamo anche ad un riuscitissimo esperimento registico, l’episodio-videogioco “You Can’t Hide From The Dead” (3×07), una girandola di situazioni, scrittura, regia e fotografia capaci di infrangere il livello di GASAMENTO. Il finale, con quel sorriso, genera ancora una volta HYPE per il futuro.
Siamo al terzo anno in classificone su tre: è ora di recuperarlo.

9) The Good Wife: Stagione 6. (CBS)
The Good Wife
“The Good Wife” si conferma di essere quella macchina di perfezione che tutti conosciamo. Senza più pensare al colpo di scena della quinta stagione, ancora nei miei occhi, si parte col turbo inserito: storyline frenetiche, guest-star come se piovesse, mai uno sbadiglio, colpi di coda, violini e pianoforti come non ci fosse un domani.
Le tematiche si incastrano tra loro con la solita leggiadria, concentrandosi sulla politica e i suoi meandri tirando i fili del caso-Cary nella prima metà di stagione, per poi ricorrere allo schema consolidato di caso-episodio particolare, con qualche non ben riuscito esercizio di stile.
La stagione parte col turbo grazie a “The Line” (6×01) e “Trust Issues” (6×02), gioca con la storia di sé stessa in “Oppo Research” (6×04), fa venire l’ansia in“Hail Mary” (6×11), ma molla la presa nella seconda metà, dove si trova ad affrontare l’annunciato addio di Archie Panjabi. Kalinda è stato uno dei personaggi più maltratti, complice la labile struttura venutasi a creare negli anni attorno a lei, forse per mancanza di idee.
“The Good Wife” ha il pregio della solidità, dell’avere personaggi straordinari e uno stile di racconto senza rivali, capace di mascherare alla perfezione i propri passi falsi. L’immagine di Kalinda e Alicia non è casuale: chi c’era, sa.

8) Mad Men: Stagione 7. (AMC)
Mad Men
Parlare di “Mad Men” non è facile, soprattutto per colpa della sua magnificenza e della sua settima stagione spaccata in due anni seriali. La prima metà infatti vede il nostro protagonista Don alle prese con un sé stesso da ritrovare, del suo rapporto con l’agenzia, con Peggy, con Megan (mai entrata nel cuore) e con gli altri personaggi: manca di traguardo ben definito e il mid-season finale “Waterloo”(7×07), che ci fa atterrare sulla Luna, è uno specchio di questa mancanza.
La seconda metà ci fa avere un Roger con i baffi, nuove situazioni per tutti che mi hanno spaesato. Il salto temporale, i nuovi locali, l’inizio degli anni settanta sono roba nuova arrivata senza possibilità di assorbimento. Bisogna aspettare una delle vette “Time & Life” (7×11) per provare vecchie sensazioni. Ed è questo il mood del finale: luce sui personaggi, ognuno alla ricerca della propria pace compresa Betty, forse maltrattata nella scrittura ma redenta in “The Milk And The Honey Route” (7×13). Il finale è pressoché perfetto: la pace viene trovata, anche se non per tutti può avere lo stesso significato.
“Mad Men” chiude l’epoca d’oro della televisione e non posso far altro che ringraziarlo. Grazie Don, maestro di vita. Perdonate le banalità, sono stato solo un umile spettatore.

7) Orange Is The New Black: Stagione 2. (Netflix)
Orange Is The New Black
Parlare della seconda stagione è un po’ anacronistico*, ma le mie classifiche non si discutono.
Siamo di fronte alla prova del nove: riuscirà “Orange Is The New Black” a viaggiare con le proprie gambe, scostandosi dal libro e ampliando lo spettro del racconto?
La settima posizione risponde da sé: la stagione parte in sordina, si assesta dopo la gita fuori porta e introduce lentamente quello che sarà il villain della stagione. Introdurre un nemico da sconfiggere è un espediente banale, ma dall’ottavo episodio in poi si dimostra pienamente efficace. Emblema della stagione, tralasciando l’ottimo emozionante finale “We Have Manners. We’re Polite”(2×13), è “40 Oz Of Furlough” (2×09), un concentrato di situazioni create pian piano dall’inizio della stagione che trovano la loro esplosione narrativa, soprattutto dal punto di vista emotivo. Povera Red.
Cosa si inventeranno nella terza stagione? Io l’ho già vista, ma se sarà il caso ne parleremo l’anno prossimo. Il pallone è mio.
*è già stata resa disponibile la terza.

6) You’re The Worst: Stagione 1. (FX)
You're The Worst
Senza dubbio la comedy romantica dell’anno. Potrebbe essere, perché no, la“Catastrophe” (è la seconda volta che la cito, a ‘sto punto date un occhio anche a questa) dei trent’enni, nata con un presupposto semplicissimo ma dimostratasi da subito matura, fresca, coinvolgente e, perché no, pucciosa al punto giusto.
La “storia d’amore” dei due protagonisti, pieni di difetti, si sviluppa con costanza fin dall’inizio, sorretta da una buona scrittura, un buon cast e due spalle che riescono a ritagliarsi il giusto spazio, contribuendo allo sviluppo degli episodi e soprattutto ad arricchire la vena comica.
Il trittico finale è un crescendo: l’incontro con i parenti e i seguenti drammi in “Finish Your Milk” (1×08), lo scorcio sul passato con un matrimonio colmo di se e ma visto in “Constant Horror And Bone-Deep Dissatisfaction” (1×09) è l’episodio migliore della stagione mentre il finale, “Fists And Feet And Stuff” (1×10), stracolmo di discorsoni, pucciosità ha un finale YEAH, con quelle facce che mi hanno fatto urlicchiare.
Fate in tempo a recuperala e ad innamorarvi di Lindsey anche voi prima della seconda stagione.

5) The Americans: Stagione 3. (FX)
The Americans
Prima stagione: media 8,23. Seconda stagione: media 8,23. Terza stagione: media 8,23. Basterebbero questi miei inutilissimi numeri per far capire la solidità e la costanza di “The Americans”: un prodotto che continua ad affermarsi pur alzando l’asticella della difficoltà.
Nel terzo anno si districa e intrica ancora di più la situazione al termine della passata stagione: i drammi morali del rapporto Elizabeth-Phillip vengono sviscerati da ogni punto di vista, nel rapporto con la Madre Russia, nel rapporto con Paige e nel rapporto con la missione. Momenti crudi d’azione nell’ombra di una causa che mina costantemente la coppia e la loro visione del futuro. Nel frattempo, un contesto che coinvolge i personaggi secondari con grande maestria e un ritmo costante, cadenzato ed emotivamente coinvolgente.
La mossa azzardata di dare più spazio ad una teenager qui non disturba: la prima parte della stagione serve per rendere chiari gli obiettivi e ad inquadrare la seconda metà, nella quale succede LA ROBA. La povera Martha di “Divestment” (3×08), l’esplosione della bomba-Paige in “Stingers” (3×10) e la chiusura con “I Am Abassin Zabram” (3×12) e “March 8, 1983” (3×13) sono lo specchio della magnificenza di questo show. Qua c’è del maturo, se non siete in pari con “The Americans” tornate a guardare “Game Of Thrones”. Chiappette di Keri Russell VVB.

4) Utopia: Serie 2. (Channel 4)
Utopia
Una delle rivelazione del 2013, è tornata con quella che si è rivelata, causa non rinnovo, la sua seconda e ultima serie.
Famosa per aver messo in scena un complotto mondiale a suon di fotografia coloratissima, personaggi agitati, “Where is Jessica Hyde?”, scene splatter e pucciosismo all’inglese, nella sua seconda serie si ripete e si conferma.
L’inizio sarebbe potuto finire nella classifica dell’EPISODIONE ALL’IMPROVVISO: “Episode 1” (2×01) è un film a parte, cambia i personaggi e li porta indietro nel tempo, all’interno di un quadro storico utile a rendere ancora più verosimile la vicenda. È un fulmine a ciel sereno, di quelli che rendono il giudizio non più obiettivo. I restanti cinque episodi sciorinano il racconto, attraverso i soliti voltafaccia e colpi di scena a suon di proiettili e rivelazioni, intrecciando la storia con abile maestria.
Il finale, palesemente aperto, ha il sapore del più classico degli allungamenti di brodo, ma la sua apertura non fa storcere il naso visto quello che si sarebbe potuto vedere. In realtà ho un po’ di hype per il futuro remake di HBO (diretto da Fincher e scritto da Gillian “Gone Girl” Flynn), ma non ditelo in giro.

3) The Jinx: The Life And Deaths Of Robert Durst: Miniserie. (HBO)
The Jinx
Ero indeciso se mettere “The Jinx” nel classificone o meno, dato il suo essere un documentario, ma LAGGENTE DEVE SAPERE.
Si racconta la vita di tal Robert Durst, riccone col vizietto del trovarsi sempre nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Tentando di evitare gli spoiler, il racconto parte con l’indagine su un omicidio misterioso, con l’autore nei panni del giornalista d’inchiesta che raccoglie testimonianze della polizia, dei conoscenti e dei parenti, con lo scopo di inquadrare le vicende in un quadro obiettivo.
Ci si stacca difficilmente dallo schermo, per colpa di quell’ansia del voler sapere tipica di questi prodotti. La miniserie è costruita alla perfezione, col giusto intercalare di prove ed emozioni, in un climax che cresce pian piano ed esplode nel finale: “Chapter 5: Family Values” fa urlare, ma solo chi ha vissuto l’esperienza capisce quanto possa essere devastante UN RUTTO, IL SEMPLICE RUTTO nel finale “Chapter 6: What The Hell Did I Do?”.
Fatevi un favore, regalatevi questa esperienza.

2) Rectify: Stagione 2. (SundanceTV)
Rectify
Danielino, oh Danielino.
Il gioiello “Rectify”* viene messo alla prova con una seconda stagione da dieci episodi (a differenza dei sei della prima). Missione che sarebbe potuta essere difficile da superare, ma non per questa gemma che si dimostra solida, straziante e matura.
Difficile descrivere il mood: la stagione parte con lo straziante viaggio onirico di “Running With The Bull” (2×01), strania l’animo quando dona buonismo in“Donald The Normal” (2×04) e regala la giusta ansia nel finale “Unhinged” (2×10), esplodendo con la sua potenza emotiva nell’atteso momento abilmente costruito durante tutto l’arco della stagione.
“Rectify” è una perla vera, tocca tutte le corde dell’animo e diventa perfetta quando, con le giuste mosse, è capace di trattare argomenti difficili e profondi senza scadere nel noioso o nel banale, lasciando lo spettatore immobile a riflettere. E io immobile a riflettere, al buio, piangendo, rimango volentieri.
*Anacronismo: è in corso la terza stagione.

1) Broad City: Stagione 2. (Comedy Central)
Broad City
Prima posizione a sorpresa?
Dopo aver visto la prima stagione di “Broad City”, uno spaccato comico su New York vista dal basso, il potenziale si intravedeva e nel secondo giro di episodi è esploso definitivamente.
Le autrici/protagoniste Illana e Abby trovano il giusto ritmo e migliorano lo scenario folle, ironico e sgarbato dell’altrettanto protagonista New York, andando ad analizzare e sviscerare le problematiche della gioventù moderna, alla costante ricerca di sé stessa.
Parabole inversamente proporzionali sul mondo del lavoro in “Mochalatta Chills” (2×02), dove fan ridere anche le scoregge, il vicino di casa e la caccia a una borsa nei bassifondi del tarocco in “Knockoffs” (2×04), Vulva-rine in “Citizen Ship” (2×07), la deriva lesbo e l’incontro VIP di “Coat Check” (2×09): ogni episodio sarebbe citabile per plot, sviluppo, tempi comici, scrittura e caratterizzazioni sempre al limite dell’assurdo.
Nessun episodio di vertice, ma una costanza narrativa di alto livello preoccupante: qualora “Broad City” dovesse riuscire ad introdurre qualche picco narrativo in più (leggasi -qualche episodione all’improvviso), potrebbe diventare la più completa miglior comedy in circolazione. Se teniamo conto che già quest’anno lo è stata, sogno ad occhi aperti.


Ho dato.
CLICCANDO QUI potete trovare il Classificone 2014-2015 completo, con le relative medie stagionali frutto delle mie malate classificazioni.
QUI potete trovare il Classificone 2013-2014.
QUI potete trovare il Classificone 2015-2016.

All’anno prossimo, nella speranza di avere altrettanto materiale su cui discutere,
Boss.

Settimana 267: 20/07 – 26/07

Serie TV
Defiance. Stagione 3. Episodio 8.
8. A caldo questo episodio mi ha gasato. Poi l’ho analizzato con calma e ho visto tutti i soliti difetti, solo che… Questa volta non han pesato. La bomba nel tunnel, la lotta con tanto di buoni all’ospedale e il finale col taglio del braccio fanno da contraltare alla CGI imbarazzante. ‘Sto giro mi son divertito. (7/10)
Friday Night Lights. Stagione 1. Episodio 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22. Stagione 2. Episodio 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15.
15. Eccoche finalmente spunta il razzismo. Tema difficile da affrontare ma missione compiuta. Bene anche Julie QB e Street ad un passo dall’ennesimo fallimento. Son pronto. (8/10)
16. Ecco le prime lacrimucce, se non fosse per Julie ribelle tutta la fola del razzismo si risolve in maniera prevedibile ma OK. Adesso aspetto il pianto vero. (8/10)
17. Ecco brava Julie che non la spadelli via così facilmente. Saracen idolo indiscusso della serie, molto più dei drammi di Tim e Tyra che veramente, un disastro. Street patetico col tatuaggio da sfigatone, famiglia Taylor da urlo sul divano ad aspettare. (8/10)
18. La tizia di Smash bipolare, Street alle prese con la coglioncella, Tim che fa cose a caso per la vicina e Buddy cacciato di casa che va dal Coach. Se ci aggiungiamo Tyra con Connie Britton abbiamo toccato tutto. (6/10)
19. Street limona con una e sicuramente andrà male, Tim va con la milf (ovviamente) e il coach c’ha dei pensieri sul se andare via o meno. Salvo la sbronza al campo, il resto è prevedibile. (6/10)
20. Dopo due episodi lofi ecco che FNL inizia a dimostrare tutto il suo potenziale. Lo fa con una vittoria nel fango, ma tant’è: la città, le varie storie, Tyra quasi violentata e la prima gioia per Street. Lacrimine. (9/10)
21. Anche questo è un episodio senza football, con banalità che finalmente non stonano nell’ovvio. I temi sono tanti, nessuno delude a parte Tim un po’ allo sbando. Oramai posso dirlo: voglio cambiare la mia famiglia. (8/10)
22. Ecco il finale: mi aspettavo qualcosa di diverso e questo diventa ordunque un punto a favore. La gravidanza è inaspettata come la vittoria, il post partita un po’ più piangerone sarebbe stato meglio. Ma comunque: can’t lose. (9/10)
1. Oddio, che ritorno è stato? Saltati di palo in frasca nove mesi, tecnica che ci può stare, ci troviamo di fronte ad una forzata nuova situazione. Julie delusione enorme, Tyra e Learch AMMAZZANO UNO WTF?! (6/10)
2. Il limone tra Tyra e Learch non era neanche quotato alla Snai. Julie zoccola, bona ma stronza povero Matt adesso chiavale tutte. Gli argomenti son questi, ah sì, il coach ad Austin ha rotto. (7/10)
3. L’assenza del coach sembra aver banalmente creato il delirio e per forza deve tornare. Scelta discutibile ma per un ritorno alle origini posso chiudere un occhio. Ma quanto è scassato Timmy? Ziocaro. (6/10)
4. Il ritorno del Coach mi ha colto impreparato: abbandona la carriera per tornare a casa con l’inghippo che ovviamente si risolve nel finale. Julie HA ROTTO IN QUATTRO EPISODI. Non parliamo poi di Street, quel poveretto disperso in messico. (6/10)
5. Lasciamo stare la parentesi messico che ha fatto pena e concentriamoci su Saracen che manda affanculo Julie: EROE. Tyra e Lance non funzionano, così come l’indagine mette un po’ d’ansietta. Prevedo arresto sul campo da football. (7/10)
6. Bene così Julie… Soffri! Carino il momento di football nel finale e carino il ritorno del coach con ancora più casini. Ora solo Lyla ha rotto col Cristo, ma sembra che si stia tornando ai vecchi tempi. (7/10)
7. Dai, siamo tornati al livello buono di FNL. Cose prevedibilissime, tipo il limonatore Saracen o la sgualdrina Julie, ma ci si è divertiti con Tyra furbetta e la storia di Santiago e Smash. (8/10)
8. Così mi piaceeee. È tornato il FNL che conoscevo: Riggins beve, caccia e torna nel Team, Saracen inizia a trombare e i Taylor si vogliono bene. Cosa vogliamo di più? Ah sì, forse Learch la chiude con ‘sta storyline. (8/10)
9. Bene, Santiago ce la fa e prevedo per lui altre espressioni oltre la faccia da pesce lesso. Bene Saracen il trombatore, ben Lance (che s’ammazza), male (ma awww) i litigi di Julie, la disgraziataggine di Tim e Street oramai macchietta comica (ma limona a manetta). (8/10)
10. Viene dato un po’ di pepe a causa del tornado che porta dei rivali in casa dei Panthers. È ufficialmente il vecchio FNL, anche se i dialoghi giusti al momento casuale giusto son forzati. Tim disgraziato vivente. (8/10)
11. Non male dai, Tim per una volta che esce dall’oblio della sfiga ruba dei soldi a uno spacciatore. La sorella si leva dai coglioni e si vede del bel football. (8/10)
12. Un po’ di vicende razziste e un bel po’ di faccia da pesce lesso Santiago. Rido ancora. (7/10)
13. Cheppalle regaz la fola di Tim e Lyla che per fortuna sembra finire. Smash alle prese con la solita testa calda e una fola razzista che fa un po’ ridere. Bene la storia della droga (LOL), patetico come sempre Street e bene quella topa di Adrienne. (7/10)
14. Beh, diciamo che il discorso finale di Saracen e quello di Smash valgono da soli il prezzo del biglietto. Il resto vede l’agonia sentimentale di Learch, che sembra aver fatto la scelta sbagliata e per questo son carico. (9/10)
15. Se mi chiudono un’altra volta una stagione con uno dei drammi o dei momenti imbarazzanti di Street vado là e li picchio tutti. Diciamo che il finale sarebbe dovuto essere il precedente, questo sembra essere un episodio in più. (7/10)
Mr. Robot. Stagione 1. Episodio 5.
5. Avrei dato qualcosina in meno se non fosse stato per il rapimento finale: il previously on ci fa intendere qualcosa, ma la bellezza dell’annichilimento di Bill me ne ha fatto dimenticare. Anche Angela, pur centrando poco, interessa. Missione compiuta. (9/10)
The Last Ship. Stagione 2. Episodio 6.
6. Solita atmosfera, solite missioni e viene anche sparato un missile tanto per. Finalmente si capisce un altro piano dei tizi immuni, mentre il nostro americanissimo comandante americano vuol fracassare il sottomarino. LO FRACASSERÀ. (7/10)
True Detective. Stagione 2. Episodio 5.
5. Beh, dopo la sparatoria c’è un piccolo balzo temporale dove i nostri si trovano a fare un indagine segreta sempre sullo stesso tizio morto. Va bene così, il resto dei casini distruba e il finale fa scappare da ridere. Ah, han trovato una sedia. (6/10)
Wayward Pines. Episodio 10.
10. L’invasione a caso con gli abomini che ammazzano a comando tutti tranne i protagonisti. Male la fuga in ascensore, pessimo il sacrificio e benino Melissa Leo (chi te l’ha fatto fare) che spara a Quasimodo. Il finale lascia spazio alla serie futura SENZA SENSO: città in mano a bimbi che fanno uguale a prima, pur sapendo cosa c’è fuori. (4/10)

Talk Show
Last Week Tonight With John Oliver. Stagione 2. Episodio 21.
21. La pubblicità finale salva l’episodio, sempre magnifico, ma forte del suo inizio. La storia del cibo buttato fa impressione nei numeri, ma è cosa stranota. (8/10)

Alla prossima settimana,
Boss.

Settimana 266: 14/07 – 19/07

Serie TV
Defiance. Stagione 3. Episodio 7.
7. Fillerone col finale più eh del mondo. Intanto il momento dell’esecuzione di Alak è troncato così a caso e Irisa prima si lamenta che non può, poi non vuole, poi vuole ma anche no. Altri dialoghi e Shtama a caso. Povertà anche di idee. Berlin via ma tornerà. (4/10)
Friday Night Lights. Stagione 1. Episodio 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14.
1. Vediamo come va questo recupero. Chandler non ammazza nessuno brutalmente ed è già un passo avanti. L’episodio paga due aspetti principali: quello introduttivo, i tanti personaggi e situazioni inquadrate comunque bene e quello sportivo, con una partita che può finire in maniera quasi prevedibile. Lo fa, ma fa lo stesso. (8/10)
2. Se in ogni episodio c’è un discorso motivazionale e racconta la storia del mongolo che ce la fa, io inizio a piangere adesso e non la smetto più. Connie Britton moglie della vita. (8/10)
3. Diciamo che l’inizio non è proprio quello che mi aspettavo. Guardacaso la morosa del quaterback in un momento di crisi va con il suo migliore amico e la figlia del Coach col sostituto imbranato. Abbiamo anche un allenamento special e l’arrivo di uno nuovo incazzato “nero”. (7/10)
4. I raid, la malmenatura, il balletto, il consiglio del sedile, la cena, il litigio e il tizio capellone in realtà mammalucco. C’è tanta roba e mi son divertito. (8/10)
5. Bell’episodio con qualche lacrimccia nella scena dell’ospedale. Oh, c’è davvero poco di imprevedibile (la partita, il quaterback, la bionda usata, le corna, la figlia del coach), ma è tutto bello e puccioso. (8/10)
6. Episodio tremendamente carino, tra triangoli, scelte morali e colpi di scena tutti più o meno prevedibili. Se devo trovare un difetto è proprio questo: i cliché adolescenziali ci sono TUTTI. (7/10)
7. Il solito FNL: da voler bene a tutti, momenti di carica con buoni discorsi, qualche storiella che emoziona ma una prevedibilità di base che lascia perplessi. Forse l’essere del 2006 non aiuta, ma il tizio che si dopa anche no. (7/10)
8. Nulla di particolare da segnalare se non Smash che dà lezioni al tizio imbambito che però strappa appuntamento con figlia gnocca. Smash drogatone, si redimerà. Il triangolo speriamo che sia finito. (7/10)
9. Finalmente un po’ di football anche se finisce in maniera prevedibile. Il resto sono americanate da high school, con i cornificatori che subiscono angherie da chiunqe. Il dramma di Smash è incredibile, TIFO SARACEN TIPO PER BENE. (7/10)
10. Metto un voto più alto rispetto al solito perché c’è tutta la fola di Matt vs Coach che fa riderissimo. Il resto è ancora triangolo (sol che finisca) e Smash drogatone. Bei momenti ma forse è ora di cambiare. (8/10)
11. Un po’ di drammi anche per Saracen in rapporto difficile col papà soldato e la nonna ammalata. Drammi anche per Street che non gli si rizza, eroe della sfiga. Bene Tim in combo con Meth Demon, fan ridere. È una famiglia. (8/10)
12. Dai, episodio quasi teen grazie alle balle di Smash, alla causa di Street e ai casini in casa della bionda e di Saracen. Uno con la vita normale, no? (7/10)
13. Ancora una volta la fiera del dramma. Street passa momenti angoscianti in carrozzina ma caga la perla nel finale, Saracen viene abbandonato ancora e Tyra c’ha la mamma a rischio molestie. Si è visto del football e il coach dovrebbe essere il padre di tutti. (8/10)
14. Già dal promo si capiva che Saracen avrebbe fatto il danno ma io tifo per lui un casino. Bello lo spin-off su Tim e sono ipergasato per la partita. Lasciamo stare quel poveraccio di Street, mai una gioia per lui. (8/10)
It’s Always Sunny In Philadelphia. Stagione 10. Episodio 6, 7, 8, 9, 10.
6. Abbaso leggerissimamente il tiro solo perché il finale è scontato e poi quel limone NO PROPRIO. Bene tutti, anche se la crew sostitutiva non è proprio il massimo. Almeno Frank ha il suo spazio. (7/10)
7. Beh, la fola di Charlie e Mac fa spisciare anche grazie alle madri, quella del tizio che si vuole ammazzare non esalta anche se regala momenti di ignoranza con Ponderosa. (7/10)
8. Non mi ha convinto. Se può essere carina l’idea, e il solito Dennis vittima di sé stesso, la gang fuori dal Paddy’s si districa a fatica. Amo tutti comunque. Nightman. (7/10)
9. Altro episodio senza senso e pieno zeppo di sangue. Alcune trovate sono geniali, ma avrei focalizzato l’intero episodio sul buco nel cesso. (7/10)
10. Mi aspettavo qualcosina in più dal finale di stagione. La trama è assolutamente assurda ma con senso, si ride forte grazie alla commistione di pochezza e scrittura infernale. Viva la gang, all’anno prossimo. (8/10)
Mr. Robot. Stagione 1. Episodio 4.
4. La storiona fa qualche passetto avanti, tra complessi morali, passeggiate di cane e tanta droga. I trip non mi sono mai piaciuti in generale, ma questo non si può dire che non sia fatto bene. (8/10)
The Last Ship. Stagione 2. Episodio 5.
5. Oh, la storia regge visto che son spuntati gli immni natrali che oltre all’europa vogliono conquistare l’AMERICA. Ovvio che l’AMERICA non si può conquistare quindi saranno cazzi. L’episodio vive di azione e non azione: non annoia. Incredibile. Baracconata ok. (8/10)
True Detective. Stagione 2. Episodio 4.
4. Non si può dire che la scena finale sia fatta bene e non crudele al punto giusto, rimane l’amaro accorgendosi che rimangono vivi solo i nostri tre. Il resto dell’episodio gira su un indagine un po’ ciacarona, con trovate a caso e millemila tasselli da mettere insieme. Servirà molta chiarezza. (8/10)
Wayward Pines. Episodio 9.
9. Oramai nulla ha più senso: la gente si muove a caso, le telecamere servono solo quando gli pare, tizi a caso cattivi ammazzano i terroristi e alla fine viene tutto rivelato a tutti, col dottore che impazzisce. Va beh. (5/10)

Talk Show
Last Week Tonight With John Oliver. Stagione 2. Episodio 20.
20. In poche parole gli stadi nuovi di pacca non aumentano l’indotto… Lo sapevamo poi già. Finale epico alla Friday Night Lights che a ‘sto punto mi toccherà recuperare prima o poi. (8/10)

Reality
Ink Master. Stagione 6. Episodio 4.
4. Tema originale, sarcofagi osceni e alcuni tatuaggi di alto livello. L’eliminazione è uno scandalo: ok, il tatuaggio è brutto ma quello della tizia era PIETOSO. DA VOMITO. Solo che è figa, allora resta. (7/10)
Tattoo Nightmares. Stagione 3. Episodio 19.
19. Storie tristi, tatuaggi decisamente meh e l’unica cosa che attrae è il piede della ceffa che si muove di continuo. (6/10)

Alla prossima settimana,
Boss.

Settimana 265: 06/07 – 13/07

Serie TV
Defiance. Stagione 3. Episodio 5, 6.
5. Strappa il sei perché non è così malaccio, è il solito Defiance. Storie banali, finale prevedibile, tecnologia a caso e poche emozioni. Però il passato di Irisa e Nolan convince nella sua semplicità. (6/10)
6. Dialogo, cazzotti, dialogo, cazzotti, traditore, cambio sponda, cazzotti, caccia all’uomo, cazzotti, dialoghi, cazzotti, colpo di noia. Aspettiamo la guerra va. (5/10)
Inside Amy Schumer. Stagione 3. Episodio 10.
10. Episodio super-spezzettato, con tanti sketch tutti di alto livello. Nel finale Amy lascia spazio come al solito al donnone canterino e a momenti di vita post-registrazione. Andiam bene. (8/10)
It’s Always Sunny In Philadelphia. Stagione 10. Episodio 1, 2, 3, 4, 5.
1. Beh, mi era mancato quanto facesse schifo Danny DeVito. In realtà fanno cagare tutti a livello altissimo, con una storia di base che forse a conoscere il personaggio migliora. Resta uno schifo e io rido. (8/10)
2. Dannis vero mattatore con la sua crisi di autostima. Fanno ridere gli autoriferimenti, fa ridere l’ennesima batosta di Dee e fa ridere il fischietto di Frank. Poi c’è la cameriera. (8/10)
3. L’episodio non è dei migliori perché si capisce dove voglia andare a parare, ma il ritorno di Cricket e soprattutto la trovata di Froggy mi han fatto piegare. Malati e schifosi. (8/10)
4. Episodio in-cre-di-bi-le. Il piano sequenza di una decina di minuti ha una complessità e una comicità a livelli estremi. È tutto bellissimo, dalla velata tirata di orecchie a True Detective a Frank vestito di nero che suona il flauto. PERFETTO. (10/10)
5. Tutto ‘sto casino per l’incomprensione sul creampie. Solo la gang schifosa può mettere in piedi un episodio del genere, mettendo in mezzo una location storica e sbattendo Dee in una storyline senza senso. (8/10)
Mr. Robot. Stagione 1. Episodio 1, 2, 3.
1. Non avevo idea di cosa aspettarmi e mi son trovato di fronte una storia di hacker, complotti e casini vari presentata in maniera sublime. Davvero minuscole le piccole storture di naso (tizio complessato, un po’ facile) ma tutto funziona a meraviglia, prende e incuriosisce. Se poi ci metti che la biondona è bona, siamo a cavallo. (9/10)
2. Ottimo anche il secondo episodio che regge benissimo i temi e le dinamiche del pilot. Il protagonista mi piace tantissimo col suo tono metallico, la storia prosegue in maniera fluida e coinvolgente. I momenti di introspezione sono forse i migliori. Bene anche la proceduralità delle segnalazioni. Il finale?! (8/10)
3. Altro episodio solidone, con momenti ben scritti, svolte e gusti sessuali discutibili. La cena è il momento top, misteriosi e filosofici al punto giusto i dialoghi con Mr. Robot, anche se un filo troppo profondi. Mi piacciono tutti. (8/10)
The Last Ship. Stagione 2. Episodio 3, 4.
3. Cago un bel voto perché: abbiamo una cura e la serie si deve per forza reinventare. Lo fa in maniera americana, con tanto di bandiere ovunque e ridicole scelte del “viva la patria”, ma tutto funziona e ha senso. Anche i nuovi cattivoni. (8/10)
4. Cosa volete che vi dica… L’episodio è una baracconata ma le scene d’azione sono sempre gradevoli. Per la cronaca, i buoni hanno una buona mira ma solo quando serve. La trama è un po’ alla benemmeglio, ma ci accontentiamo, no? AMERICANS. (8/10)
True Detective. Stagione 2. Episodio 3.
3. Il colpo di scena si risolve in una bolla di sapone come prevedibile. La marea di personaggi continua ad interagire tra loro, tra frammenti e spezzettamenti di immagini e indagini. Un vero casino… Ah, ci sono anche i drammi familiari. (7/10)
Wayward Pines. Episodio 8.
8. Continua a essere lammerda dopo la rivelazione. Ci son degli attentatori… Perché non dirgli la verità e farla finita? Ben non è crepato e tutte le altre storie fanno schifissimo. Salvo Melissa Leo. (4/10)

Reality
Ink Master. Stagione 6. Episodio 3.
2. Bella la flash challenge anche se i canvas sono matti e bella la prova stained glasses… Ci fosse stato uno che l’avesse fatta decente… (7/10)
Tattoo Nightmares. Stagione 3. Episodio 18.
18. Tommy che fa un cover-up a Jasmine, con tanto di super storia. Il resto è il solito TN. (9/10)

Alla prossima settimana,
Boss.


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Al momento seguo:
Better Call Saul, Stagione 3
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Ink Master: Redemption, Stagione 3
Last Week Tonight With John Oliver, Stagione 4
Seinfeld, Stagione 5
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The Middle, Stagione 8
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