Il Classificone Televisivo 2013-2014

Eccoci qui. Per la seconda volta dalla nascita di questo blog/archivio, provo a stilare la classifica di tutto ciò che mi è passato davanti agli occhi in questo intenso anno televisivo 2013/2014. Non è stata tantissima roba, soprattutto per colpa di tutte quelle novità che avevano stuzzicato durante gli Upfront ma si sono rivelate non all’altezza.

Le categorie sono le solite cinque:
– Il PREMIO “RECUPERO DELL’ANNO” mette in mostra quelli che sono stati i migliori recuperi della mia personale stagione televisiva. È una classifica arbitraria, che lascia fuori i recuperi di serie ancora in corso e si concentra su serie terminate;
– Il PREMIO “CI RIVEDREMO AL DI LÀ DEL SOLE” si limita a ricordare le serie giunte alla loro naturale conclusione durante la stagione televisiva (con le dovute eccezioni);
– Le CATEGORIE A CASO servono solo ed esclusivamente per parlare di quelle serie che in un modo o nell’altro hanno lasciato il segno;
– Il “PREMIO SCHIFEZZA DELL’ANNO” premia le peggiori serie andate in onda e che, per un motivo o per l’altro, mi sono trovato costretto a guardare;
– Il “CLASSIFICONE UFFICIALE” ordina quello che ritengo essere stato il meglio della stagione televisiva tra quello che ho visto (sempre meglio specificare).

Bando alle ciance, iniziamo.


PREMIO “RECUPERO DELL’ANNO”

2) Futurama: Stagioni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. (FOX/Comedy Central).

Futurama

Ora, non statemi a chiedere per quale assurdo motivo mi sia messo a recuperare sette stagioni di Futurama, contando che gran parte del materiale l’avevo già visto e rivisto in televisione. Beh, in realtà un motivo c’era: Futurama ha chiuso definitivamente i battenti per la seconda volta con un finale, a dire dell’internet, decisamente degno di essere visto.
Good news everyone! Dopo il recuperone non posso che essere d’accordo: il mondo retro-futuristico messo in piedi trasuda genio e follia per tutto il suo corso, grazie ad una scrittura puntuale e attenta alle caratteristiche dei vari personaggi che popolano l’universo di narrazione. Assolutamente obbligatorio recuperare l’opera secondo l’ordine di produzione e non quello di trasmissione televisiva (una porcata), dato che la continuity è un elemento fondamentale del racconto ed è necessario che venga rispettata. La “storia d’amore” tra Fry e Leela è una delle più dolci che si siano mai viste, Bender è uno dei personaggi più complessi e divertenti, mentre gli altri comprimari trovano sempre modo di mettersi in mostra.
Futurama vive l’era d’oro, con picchi di televisione altissimi, soprattutto nell’era FOX (stagioni 1-4), si perde durante i quattro film (stagione 5), per poi ritrovarsi ad essere un degno mestierante (stagioni 6-7) fino al suo commovente finale. Come non citare pietre miliari come “The Luck Of The Fryrish” (3×04), “Time Keeps On Slipping” (3×14), “Roswell That Ends Well” (3×19), “Godfellas” (3×20),“Jurassik Bark” (4×07), “The Late Philip J. Fry” (6×07), “Meanwhile” (7×26, il finale) e poi basta, se no li suggerisco tutti.

1) Homicide: Life On The Street. Stagioni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, Film. (NBC).

Homicide: Life On The Street

Baltimore, oh Baltimore.
Avete presente David Simon, quello di “The Wire”? Nel 1991 pubblicò il libro“Homicide: A Year On The Killing Streets” (consiglio: leggetelo), il racconto dell’esperienza fatta stando a contatto con l’unità Omicidi di Baltimore. Da questa esperienza prese spunto per “The Wire”, da questo libro Paul Attanasio (assieme ad altri, ma lui sboroneggia mettendo il proprio nome nel created-by) prende spunto per creare il poliziesco acclamato dalla critica, ma passato inosservato.
Ci sarebbe tanto da dire, ma solo chi ha già buttato l’occhio per le strade diBaltimore può capire quanto questa città si rifletta sulle storie che la rendono viva. Homicide ha solo una parola che può rappresentarla al meglio: realismo. Le storie tratte dal libro sono drammaticamente vere, la scrittura è schietta e articolata con pochissimi momenti vuoti, supportata dalla telecamera a mano e dalle ripetizioni 3x delle scene da sottolineare. La narrazione scorre fluida, ma dopo qualche stagione trova difficoltà, anche per colpa dei rimpasti, a liberarsi del proprio istinto procedurale, pur dando merito agli autori di non vendersi alla rete (che voleva mono-plot) e creare comunque un procedurale ad ampio respiro, con svariate storyline incastrate tra di loro.
Il cast è sensazionale: Andre Braugher è il vero mattatore, Kyle Secor la sua degna spalla e poi Richard Belzer, Clark Johnson, Yapeth Kotto, Melissa Leo, Michelle Forbes
Qualche chicca:
Jon Polito viene segato dal cast al termine della seconda stagione perché “poco televisivo” (in poche parole brutto, basso, pelato, ciccione e italiano), al suo posto Reed Diamond, alto, biondo e americanissimo;
Richard Belzer inizia qui ad interpretare il detective Munch, che resterà sugli schermi per ben 22 stagioni, diventando il personaggio più longevo della storia della televisione americana. Dopo la chiusura di Homicide, entra nel main cast di “Law & Order: SVU” e vi resta per 15 stagioni. Da vedere l’episodio in cui, finalmente, va in pensione “Wonderland Story” (15×05), nel qualche è possibile vedere tra il pubblico vecchie facce di Baltimore;
— Alcune guest star fanno urlare per la fama (qualcuno ha detto Robin Williams?);
David Simon si rifiutò di scrivere il pilot perché ancora inesperto;
— Nella settima stagione entra nel cast un certo Giancarlo Esposito, già bravissimo e con tantissimi capelli.
— da non perdere il film finale, realizzato per dare un degno addio a Baltimore e a tutti (TUTTI, anche Jon Polito!) i personaggi.
Homicide è una pietra miliare della televisione, imperdibile punto di riferimento per la serialità televisiva che vuole raccontare storie vere, senza fronzoli o giri di parole. Addio, Baltimore.


PREMIO “CI RIVEDREMO AL DI LÀ DEL SOLE”

How I Met Your Mother: Stagione 9. (CBS).

How I Met Your Mother

Finalmente è finita. Dopo i primi anni esaltanti che ci hanno fatto innamorare dei personaggi, dopo averli visti lentamente morire e dopo averli odiati per almeno le ultime due stagioni, abbiamo assistito alla chiusura del sipario finale. È stato bello? No. C’erano speranze di redenzione? Sì, ma anche no.
La stagione parte col piede sbagliato: ambientare tutto il racconto nelle poche ore prima di quello che sarebbe dovuto essere il matrimonio del secolo. In realtà lo sviluppo non è male e qualche buono spunto salta fuori. Il problema è che i personaggi oramai si sono trovati stretti nel loro ruolo, imbrigliati in scelte autoriali fatte per allungare il fantomatico brodo.
Il finale è un vero e proprio schiaffo in faccia al fandom ed è l’ennesima presa in giro degli autori ad un pubblico fin troppo fedele, l’ultima stagione diventa la pietra tombale delle delusioni, un esercizio di stile fine a sé stesso che crolla con il colpo di coda finale. Perché perdere stagioni intere a far cambiare un personaggio fantastico (Barney) per poi farlo tornare quello che era negli ultimi minuti? Perché inserire l’ananas solo nei contenuti speciali?
Addio, How I Met Your Mother: l’immagine che ho scelto è l’unico sogno che si realizza. Robin e Barney che strozzano Ted, mentre Marshall e Lily esultano. Thank you, Linus.

Misfits: Serie 5. (Channel 4).

Misfits

Eccoci di fronte alla serie di merda dell’anno, che non entra nel classificone delle serie di merda dell’anno solo per un motivo puramente arbitrario! Misfitssoffre il dramma principale della serialità televisiva: va in vacca ma continua ad andare in onda.
La stagione finale parte senza pretesti, cercando di mantenere il vecchio schema adattandolo ai nuovi personaggi. Non bastano due Rudy a far appassionare alla storia, non bastano scene splatter o supereroi dal potere assurdo per generare l’interesse in una serie che si ostina a scrivere dialoghi su personaggi senza spessore, pallide imitazioni di quelli che hanno segnato il mood nelle prime tre serie. Quanto è odiosa Karla Crome?
Misfits se ne va cercando di creare un’ultima stagione con un capo e una coda ma fallisce miserabilmente farcendola di tempi morti, storie d’amore e casi del giorno estratti da un cilindro palesemente povero di idee. A mai più.


“CATEGORIE A CASO”

Premio “HYPE GALATTICO” a…
Archer: Stagione 5 (FX)

Archer

Quanto mi hanno fatto urlare le dichiarazioni del creatore che, prima dell’avvio della nuova stagione, aveva fondamentalmente dichiarato “mi son rotto il cazzo di fare una spy story, quest’anno diventano tutti narcotrafficanti?” Tanto è poco.
Archer decide così di cambiare registro con un enorme plot-twist: l’agenzia si trova tra le mani svariati pound chili di cocaina e decide di spacciarli. Inizia così un folle viaggio nel narcotraffico, nel quale i personaggi si muovono leggermente a fatica ma con il solito modo di fare. Pam e Charlene trovano nuova linfa vitale eLana incinta regge bene alle nuove avventure.
Non si è ancora capito se l’esperimento continuerà, ma questo cambio di rotta è palesemente un rodaggio: se dovesse continuare su questo materiale, Archer potrebbe decisamente esplodere e diventare un incredibile must-watch, più di quello che già è.

Premio “NON TI VOGLIO PIÙ BENE” a…
The Michael J. Fox Show: Stagione 1 (NBC)

The Michael Merd. Fox Show

Vogliamo tutti bene al caro buon vecchio Michael J. Fox, no? Gliene abbiamo sempre voluto perché è stato un idolo della nostra infanzia grazie alla triologia di “Back To The Future”. Io, dopo aver visto questa GRANDISSIMA MERDACCIA, non gliene vorrò mai più.
Tratta le storie di un anchorman televisivo che, dopo essere stato colpito da Parkinson ed essere stato fermo, decide di tornare a calcare gli schermi. Le premesse erano buone: c’era lui, c’erano Marie di “Breaking Bad” e Bunk di “The Wire”, c’era dell’hype. Dopo pochi minuti di pilot, crolla tutto: battute scontatissime e avvilenti sul Parkinson, il resto del cast che quando va bene è odioso (la sorella? BRUCIATELA. I figli? DUE RITARDATI) e una totale assenza di plot.
Per una serie che dovrebbe far ridere è quanto di peggio si può mettere sullo schermo: lo schifo, basato su storie schifose, battute schifose e un cast che fa schifosamente schifo. Ho retto una decina di episodi e la voglia di denunciare qualcuno per furto di tempo utile è viva come non mai.

Premio “CHI SE L’ASPETTAVA” a…
The Millers: Stagione 1 (CBS)

The Millers

Fermi tutti: non è una bella serie. I plot sono spesso osceni, le risate registrate sempre inascoltabili e la battute fanno spesso venire il latte alle ginocchia. Perché vince il premio “chi se l’aspettava”? Perché incredibilmente il cast risulta affiatato e riesce a rendere perlomeno gradevole tutto il baraccone. La coppia comicaWill Arnett/Margo Martindale funziona alla grande, con il resto del cast capace di sostenere la loro incredibile affinità recitativa.
Non si capisce bene dove voglia andare a parare, ma se continua così e se si decide a rendere protagonista anche il cameraman (idolissimo), se ne potrebbero vedere delle belle.


PREMIO “SCHIFEZZA DELL’ANNO”

3) Defiance: Stagione 1. (SyFy).

Merdiance

Allora, la trama non era delle più allettanti: svariate razze aliene invadono la terra e si trovano a dover convivere con gli umani, in uno scenario che dovrebbe essere un futuristico post-punk e invece risulta, già dalle prime inquadrature, una polverosa pagliacciata.
La storia ha zero interesse da subito. Delle fantomatiche sei razze di alieni, si ha a che fare con tre: dei tizi albini, dei pellerossa puzzolenti e dei glabri ricoperti di materiale plastico da cruscotto, gli altri sono dei mostri non bene definiti. Questi alieni non si capisce bene dove vogliano andare a parare e cosa vogliano fare, in una struttura che ha del procedurale (col caso del giorno) e una leggera trama orizzontale fatta di medaglioni, battaglie, matrimoni alieno-umani, cave e misticismo.
Il cast fa schifo, ma ecco il motivo per cui ho deciso di guardarla: nel ruolo di troiona della città, spunta MIA KIRSHNER, topa siderale con ruolo maliziosissimo. Interesse per cosa accade nel bordello-interracial: ALTISSIMO. Interesse sul resto: NULLO. Bene anche la scoperta di Julie Benz, gli altri sono onesti mestieranti o onesti cani (idolo personale: il cinese, tutto tranne che saggio). Mah.

2) Helix: Stagione 1. (SyFy).

Merdix

Dal produttore di “Battlestar Galactica!” BOOM! Un virus che trasforma la gente in cannibali dal sangue nero! BOOM! Trailer fighissimi! BOOOOOM!
Schiaccio play e già dalla musichetta nella sigla capisco che c’è qualcosa che non va. Gli attori sono quasi tutti inadatti al ruolo: troppo compassati nella voce, troppo poco meschini, troppo americani, troppo fighe. La storia parte bene: base in Antartide misteriosa, virus misterioso, esperimenti misteriosi. Dopo qualche episodio non si capisce più dove stiano andando a parare, la trama muore su sé stessa e anche l’introduzione dei vari villains non dà la linfa vitale necessaria a far rimanere alta la tensione.
Il top delle risate si raggiunge con l’inutilissima comparsata delle teste diFuturama, una chicca che non ha capito nessuno.
Premio personaggio ridicolo all’eschimese gemello che non sa che cazzo fare per tredici episodi, premio cliffangherone al finale che dovrebbe servire ad introdurre la prossima stagione fuori dalla base. Anche no.

1) Under The Dome: Stagione 1. (CBS).

Under The Merdome

Una città che si trova all’improvviso sotto una cupola impenetrabile ed è costretta a sopravvivere con i suoi personaggi poco raccomandabili? C’è Dean Norris? I’m in!
Peccato che il protagonista si faccia chiamare BARBIE e che la storia assuma tutti i caratteri di un JUNIOOOOOR patetico mistery-drama da quattro soldi. Dialoghi banali, personaggi dai modi di fare odiosi JUNIOOOOOR e poco intelligenti, morti cruenti che perdono phatos perché “uno in meno finalmente”.
Dopo qualche episodio JUNIOOOOOR diventa un piacevole hate-watching, ci si diverte a scoprire le boiate inventate dagli autori per svegliare il pubblico e si JUNIOOOOOR inizia a fare il tifo per la morte violenta di tutti. I momenti migliori diventano quelli sci-fi, con uova colorate, mini cupole, visioni JUNIOOOOOR e “la cupola ci ha detto di cagare una volta al giorno”.
Parlando di serie tv in giro (cosa volete, ogni tanto mi capita!), ho JUNIOOOOOR notato che Under The Dome piace a molti italiani che l’han vista in chiaro (tipo MIA MADRE, quella figura mitologica che guarda solo polizieschi), e questo basta a qualificarla come serie di merda a tutto tondo, Misfits concedendo.


Eccoci arrivati al momento serio:

IL CLASSIFICONE UFFICIALE DELLE MIGLIORI SERIE NELLA STAGIONE TELEVISIVA 2013/2014

10) Silicon Valley: Stagione 1. (HBO).

Silicon Valley

Una piacevole sorpresa che mi ha attirato grazie alla propria idea di base: raccontare lo startup di una fantomatica “applicazione di compressione”, in quella che potrebbe essere definita la nuova terra promessa, la Silicon Valley appunto.
L’argomento è nerdamente interessante, le questioni tecniche si notano e da subito si dimostrano la vera base dalla quale far scaturire il racconto, supportato da un buon casting. Resta un dubbio: è realistico il racconto di questo mondo così nerd/geek, con dei personaggi succubi dei propri caratteri catapultati in un vortice più grande di loro? Chissenefrega, ci si diverte e anche tanto.
La serie parte piano e necessita di tempo per far empatizzare lo spettatore con le nuove coloratissime location e con personaggi non penetrabili a pelle. Nella seconda metà di stagione, esplode la vena comica e si arriva all’illuminazione: questo prodotto, così difficilmente catalogabile, FUNZIONA alla grande.
La svolta arriva con la necessità di un nuovo logo (“Signaling Risk”), prosegue con bimbi prodigio e improbabili scambi di coppia (“Third Party Insourcing”) per finire con il Battelfield, la gara finale dove si studiano nuove tecniche di masturbazione (“Optimal Tip-to-Tip Efficiency”).
Silicon Valley è una ventata fresca di idee sotto tutti i punti di vista, capace persino di sopperire alla morte di uno degli attori/personaggio cardine fin da subito (RIP, Christopher Evan Welch).

9) Banshee: Stagione 2. (Cinemax).

Banshee

Solo a parlare di Banshee mi cresce la barba, anche se quest’anno è stato meno fracassone e più ragionato. Ci dispiace? No, anzi: Banshee si conferma come prodotto solido, che sapeva dove andare a parare quando non aveva pretese e dimostra di saperlo fare anche quando di pretese ne tira fuori.
La stagione è decisamente più introspettiva e soffre leggermente la situazione iniziale dei personaggi, quasi tutti imbrigliati nella propria posizione. Una serie di eventi corollari muove gli eventi, creando un nuovo punto di partenza a metà, con l’episodio più delicato della stagione (“The Truth About Uniorns”), fino arrivare al finale che tutti non si aspettavano, con un flashback e una conclusione strappacuore (“Bullets And Tears”).
La serie si dimostra il solito calderone di eventi, violenza, tette, culi, teste decapitate, soldi, pazzi col papillon, sentori di incesti, INDIANI ENORMI, scopate e momenti tristi, un cocktail completamente funzionante del quale non si può più fare a meno (pur avendomi tolto Odette Annable).

8) Louie: Stagione 4. (FX).

Louie

Settembre 2012 – Maggio 2014 l’attesa è stata snervante. Nel corso del tempo, si sprecavano le dichiarazioni su quanto fosse BOMBA la nuova stagione di Louie. Che bomba è stata, stravolgendo ancora una volta le regole di gestione di una comedy che non si può più definire tale. Dramedy? Nemmeno. Louiedy, forse.
Qualche buon stand alone per iniziare, con Louie in palla che rivisita il proprio inizio carriera e ci fa ridere cadendo per terra (siamo sicuri che sia così banale la banalità?), regalandoci anche un lunghissimo piano sequenza sui ciccioni (siamo sicuri che non sia così banale la banalità?). Da qui in poi, la svolta: la serie si tuffa in una orizzontalità senza precedenti, con tre blocchi (“Elevator”, “In The Woods”, “Pamela”) liberi di spaziare (in ordine e senza sigla) tra l’affetto e l’altruismo di quello che può essere considerato un presente, nel passato e nelle gioie paranoiche di un eventuale futuro. Louie ci regala vere e proprie bombe emotive, capaci di esplodere in un nuovo sapore dal retrogusto meloagrodolce. Da guardare assolutamente per scoprire sentimenti nuovi.

7) Broad City: Stagione 1. (Comedy Central).

Broad City

Una New York come non l’avete mai vista. Nata su YouTube, passa al piccolo schermo grazie ad Amy Poehler che dichiara una cosa tipo “la faremo esplodere”. Hype gigante.
Broad City ha un plot semplice, racconta le disavventure di una coppia di ragazze negli scenari più assurdi di una New York raccontata dal basso. Amicizie, sesso, lavoro, la semplicità di base si riflette su una scrittura coinvolgente, mai banale e attenta alla caratterizzazione dei personaggi. Si ride spesso, si ride bene e la regia solida non fa perdere mai il filo del discorso.
I raduni improvvisati per merito di un uragano (“Hurricane Wanda”), una cena di gala finita in tragedia (“The Last Supper”) e il viaggio verso un matrimonio (“Destination: Wedding”) sembrano plot banali, ma i polmoni e i muscoli addominali impiegati nelle risate si mantengono allenati e si rigenerano.
Broad City è un fresco passatempo, con un potenziale pressoché infinito di sviluppo futuro. E poi diciamoci la verità: vorremo avere tutti un coinquilino come quello di Abbi.

6) It’s Always Sunny In Philadelphia: Stagione 9. (FXX).

It's Always Sunny In Philadelphia

Niente da fare, chiamatemi fanboy, ma la gang riesce nell’impresa di portare a casa LA NONA STAGIONE con un risultato esaltante.
Lo schifo si moltiplica, cresce e non cala mai di impatto: ci si diverte troppo a tornare nella loro bettola, a rivivere le solite situazioni assurde e malate coperte di dialoghi dal ritmo urlato e accelerato, spesso caotico ma mai casuale nel suo impatto con lo spettatore.
Dee viene presa per il culo pesantemente già nella premiere (“The Gang Broke Dee”), la voglia di vincere un premio (“The Gang Tries Desperately To Win An Award”), fino ad arrivare al centesimo episodio, la vera perla stagionale (“The Gang Saves The Day”), un fantastico viaggio onirico nei meandri più nascosti della mente e delle perversioni umane.
Mi cito dall’anno scorso Always Sunny ha un grande pregio che molte delle comedy moderne non hanno: FA RIDERE.” Anche dopo nove anni, aggiungo.

5) The Americans: Stagione 2. (FX).

The Americans

L’effetto novità è passato, siamo alla prova decisiva. Riuscirà The Americans a confermarsi ad alto livello e a dimostrarsi sufficientemente matura per puntare all’olimpo seriale? Ovvio che si, non avevamo dubbi.
Il tuffo nelle ambientazioni della guerra fredda è immediato, la narrazione riprende in mano il filo del discorso spionistico ampliando il respiro, gestendo vari fronti di battaglia, anche interna. Ed è qui che The Americans fa il passo da grande: riesce ad inserire le riflessioni introspettive dei personaggi durante tutto l’arco narrativo, aumentando il livello di profondità di scrittura. Per me è un punto di merito quando una serie riesce a dare un certo tipo di sensazioni facendo tacere i personaggi e in questa stagione questi momenti non mancano, grazie alle enormi prove di Keri Russell e Matthew Rhys. Piccolo neo: la storyline di Paige viene gestita in maniera meticolosa, quasi fastidiosa per la sua adolescenzialità. Servirà il gran finale (“Echo”) a far urlare “AH ECCO ALLORA SÌ, DATEMENE ANCORA”.

4) True Detective: Stagione 1. (HBO).

True Detective

Si parlava di True Detective da tempo e per quanto mi riguarda la presenza del dioMatthew McConaughey è stata fondamentale per iniziare la visione.
Una serie di omicidi, gli Stati Uniti del Sud e un’indagine che copre un lasso temporale lunghissimo: è in questo contesto che si muovono i due protagonisti, tra presente e passato in un rapporto quasi morboso, sviscerato anche dal punto di vista dei sentimenti e delle relazioni personali. Non parliamo del cast stellare, sfruttato al meglio da una scrittura colta e raffinata, capace di regalarci monologhi già diventati un marchio di fabbrica (“The Secret Fate Of All Life”) e scelte registiche capaci di eccitare l’internet (“Who Goes There”). L’indagine è un corollario che serve a sviscerare il più perverso animo umano.
Nella seconda stagione ci sarà un completo cambio di cast e di location: se i risultati saranno anche solo simili a questo, avremo di che esser contenti.

3) Brooklyn Nine-Nine: Stagione 1. (FOX).

Brooklyn Nine-Nine

I creatori di Parks And Recreations decidono di creare un poliziesco fresco, partendo da alcuni elementi del cast, Andre Braugher e Andy Samberg, capaci di attirare l’attenzione solo con la loro presenza.
Il plot segue le vicende di un distretto investigativo di Brooklyn, con personaggi scritti bene nelle loro caratteristiche: un protagonista sgangherato ma dai sani principi (Samberg), un capo duro e crudo (Braugher, bravissimo nella sua nuova veste comica), un collega credulone, una cattiva e una cinica sarcastica. Qualcuno (io) vede troppe somiglianze con Parks&Rec (Leslie, Ron, Andy, April, Donna)? Chissenefrega, ci si diverte e questo è quello che conta.
Si parte subito forte con un paio di plot semplici ma non banali, adatti ad introdurre subito lo spettatore negli schemi della serie. A metà stagione, con una scommessa (“The Bet”) mettono in tavola la commistione tra assurdità e pucciosità, dimostrando di esserci. Il finale inanella una serie di episodi solidissimi, che portano all’ottima chiusura (“Charges And Specs”)
La pucciosità non manca e l’originalità non la fa certo da padrona, ma Brooklyn Nine-Nine è la comedy dell’anno, siete ancora in tempo per mettervi in pari.

2) The Good Wife: Stagione 5. (CBS).

The Good Wife

Se non ci fosse stato il mostro in prima posizione, The Good Wife sarebbe stata la serie migliore dell’anno a mani bassissime.
Non si è mai vista una serie capace di mettere in scena e reggere a così tante stagioni e a così tanti cambiamenti senza soffrire, arrivando nel suo quinto anno a dimostrare una maturità così esagerata la lasciare esterrefatti. Dopo lo scorsoseason finale, il materiale a disposizione scottava: la separazione degli studi porta a lotte interne che fanno venire un’ansia quasi da thriller, gestite in maniera quasi compulsiva da una scrittura così accurata da non sembrare reale. Non si perde MAI in filoni di racconto inutili (come il marito di Kalinda) e tutto è funzionale ai colpi di scena e allo sviluppo dei personaggi.
La stagione parte fortissimo, con episodi di fuoco che culminano con il quinto, già diventato storico (“Hitting The Fan”). La stagione quindi si assesta con il classico schema del “caso del giorno”, sempre originale e alle volte incomprensibile (5×11 “Goliath And David”, un episodio capace di regalarci fuori dallo schermo CHRISTINE BARANSKI CHE BALLA CON BIGODI E UNA BANANA IN MANO). E poi BOOOM, il colpo di scena (“Dramatics, Your Honor”, “The Last Call”) che sconvolge la serie e che cambia le carte in tavola. Una mossa coraggiosa, messa in campo con un’abilità e una classe capace di accompagnare tutto verso il sesto anno con la fiducia ancora intatta.
The Good Wife è una perla che forse non ci meritiamo.

1) Breaking Bad: Stagione 5. (AMC).

Breaking Bad

Scontato. Il mostro che ha fatto gridare la critica e gli spettatori si prende il primo posto con una stagione conclusiva da applausi, divisa in due solo per farci del male.
Gilligan e soci si trovano a dover chiudere il viaggio nell’oscurita in sedici episodi finali, e riscono a farlo sfruttandone quattordici. È a due dalla fine che alzano il livello, regalandoci non uno, ma due episodi conclusivi da leggenda. Inutile perdere elogi per descrivere l’aspetto tecnico e attoriale, inutile descrivere la qualità di un prodotto sempre ai massimi livelli, inutile credere che vedremo presto un altro prodotto simile.
Nella prima parte di stagione, come scordare l’assalto al treno e il suo finale (“Dead Freight”), la morte di voi sapete chi, nell’episodio che ci regala l’ennessimo motto di Walter (“Say My Name”) e l’illuminazione sulla tazza (“Gliding Over All”). Nella seconda parte ci tocca sudare per delle rivelazioni (“Confessions”), ci tocca accompagnarli nel deserto (“To’hajiilee”) per assistere al primo finalone #OLTRE (“Ozymandias”). Il finale è il finale, vedere per credere.
Breaking Bad ci saluta nel migliore dei modi e mi tocca dirlo: non avete più scuse per non recuperarlo.

Ho dato.
QUI potete trovare il Classificone completo, con le relative medie stagionali frutto delle mie malate classificazioni.
QUI potete trovare il Classificone 2012-2013.
QUI potete trovare il Classificone 2014-2015.

All’anno prossimo, nella speranza di avere altrettanto materiale su cui discutere,
Boss.

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2 Responses to “Il Classificone Televisivo 2013-2014”


  1. 1 cidindon 5 agosto 2014 alle 16:29

    lavorone e bravone come al solito. Cose sparse:
    primi cinque posti ineccepibili, solo ROBA GROSSA. Silicon valley Ok anche qua, Louie solito genio. Dov’è Orange is the new black? Recuperone?
    Poi concedi una chance al fresco ‘Halt and catch fire’ già che ci sono e insomma, niente, solo grande stima e inchini.

    • 2 Boss 5 agosto 2014 alle 17:20

      Orange Is The New Black è in lista assieme a Masters Of Sex (altra lacunona), per Halt And Catch Fire volevo aspettare notizie di rinnovo prima di rimanerci eventualmente male…
      Per il resto grazie, anche per la spinta :)


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