Settimana 207: 26/05 – 01/06

Serie TV
Friends With Better Lives. Stagione 1. Episodio 8.
8. Basta Will alle prese con delle vecchie che sembrano giovani per via dell’alcool a far passare la voglia di vivere. Poi ci mettono un’infinità di battute contro la coppia più stabile con figli e il divertimento va in vacanza. (4/10)
Louie. Stagione 4. Episodi 7, 8.
7. L’attenzione passa a Louie e la sua ex. Viene messa in scena una seduta di consiglio, una discussione per strada e viene inscenato la fine del matrimonio. Si ride pochino, si riflette tanto soprattutto su dove vuole andare a parare. (6/10)
8. Questo Louie è più complicato del solito o no? La prima parte, col racconto del collega, diverte ma non esalta come avrebbe potuto. La seconda funziona nell’ottica dell’ascensore e, al di là delle risate agrodolci post-visione, intrattiene in maniera didascalica e sembra perdere tempo. Mah. (7/10)
The Americans. Stagione 2. Episodi 9, 10, 11, 12, 13.
9. Il dramma umano di Phillip è qualcosa di straziante tanto quanto i violini che lo accompagnano fuori dalla chiesa. Azione, emozioni, trame e sottotrame che riguardano tutti i personaggi, in più c’è anche lo storico incontro tra il tizio del Rezindetura e il tizio dell’FBI. Poca Nina e questa è una boccata di ossigeno. (9/10)
10. L’omicidio in piscina è quello che rimane più impresso, pur essendo solo un anello nell’intricata trama. I drammi di Elizabeth prendono il sopravvento, supportati da parrucche di infinita magnificenza. Paige è sulle orme di Dana Brody: MALE. (8/10)
11. Ancora non male! Torna il tizio incazzato a far del casino e sembra essere finalmente arrivato un degno villain. La tensione sale mentre il cerchio si stringe, grazie anche a qualche momento intimista che dà senso ai comportamenti dei vari personaggi. Rischio Dana Brody per Paige. Viva Zeliko. (8/10)
12. Dovrebbe essere l’episodio utile a tirare le fila delle varie vicende prima di inscenare il gran finale. L’unica rivelazione di rilievo è la messinscena di Nina, che apre scenari di dubbio futuro. Del ragazzino dai, fottesega. Paige men che meno. (7/10)
13. La stagione con meno azione e più introspezione personale si chiude con un bell’episodio che dà il senso a tutte le trame e le sottotrame. La costruzione, ad esempio, del dualismo Philip/Elizabeth su Paige è stata lunghissima e da questo punto di vista si corona alla perfezione. Nina e mica Nina, anche questo apre scenari interessanti dal punto di vista Russi/FBI. Hype per la terza stagione. (9/10)
Inside Amy Schumer. Stagione 1. Episodi 1, 2, 3, 4, 5, 6.
1. Il formato sembra Louieano ed Amy Schumer è bravona. Il tutto è però un’accozzaglia di sketch gradevoli, ma così alla rinfusa che perdono leggermente il filo. Top il cold open e l’intervista alla modella. (8/10)
2. Inizio già ad abituarmi al formato e sono carichissimo. Il ristorante con le palle, Generations e l’intervista alla stripper divertono pur non azzeccandoci un tubo l’una con l’altra. Gli show non sono proprio il massimo. (8/10)
3. Carini gli sketch anche se sempre poco sensati, carino il film che dà il titolo all’episodio ma intervista non interessante anche per la poca freschezza nelle domande. (7/10)
4. Penso sia la prima comica che mi fa ridere facendo uno sketch intero basato sulle SCOREGGE. Brava Amy, devi ancora entrarmi dentro ma si fa così! (8/10)
5. La Gang Bang è carina, la fola dei vibratori TOP e la cosa sulla tizia malata non proprio il massimo ma passabile. Le battute sul sesso continuano a far ridere. (7/10)
6. Fighissime tutte le pubblicità sulla palestra. Il laboratorio di Meth ha pochissimo contesto ma, nella sua prevedibilità, non annoia. L’intervista è interessante e il collage sembra essere venuto bene. (8/10)
Orphan Black. Stagione 2. Episodio 1.
1. Riprendiamo in mano il Tatiana Maslany show. Tutto sembra bello come ricordavo, tanta azione e una trama piena di mistero. Il tuffo nella storia non è facile causa gravi lacune nella memoria, ma l’attenzione resta alta e gli elementi sembrano essere interessanti. Rachel è la più figa col suo caschettino biondo. (7/10)
Mad Men. Stagione 7. Episodio 7.
7. Il finale di stagione è davvero potente, soprattutto dal punto di vista lavorativo che si dimostra essere il vero punto di forza della serie. Don commuove sempre, soprattutto nel finale e nei confronti di Penny, la presentazione è da urlo, l’addio con Megan folle. Stona solo Betty, ma si può chiudere un occhio nei confronti della magnificenza. (9/10)
Futurama. Stagione 5. Episodi 13, 14, 15, 16. Stagione 6. Episodi 1, 2.
13, 14, 15, 16. Bah, caotico, intricato, confuso e senza gran punti di forza, anche se l’assurdità di tutto il plot è tipica di questo tipo di film. L’esperimento naufraga nel finale, quando il non sapere dove andare a parare manda tutto in vacca. Ci rivediamo nella sesta stagione. (6/10)
1. Il ritorno al formato classico giova alla serie: il plot è onesto e funzionale al ritorno, si districa senza fronzoli nel nuovo solito contesto. Prevedibile in alcuni punti ma anche questo è un marchio di fabbrica. (9/10)
2. Oh, questo ritorno mi è piaciuto pur essendo presentissimo Zap. Il plot è interessante e fracassone, condito di bugie che esaltano. Il finale sbrigativissimo esalta per ignoranza. (8/10)

Musica
Brunori SAS – Vol. 3 – Il Cammino Di Santiago In Taxi (2014)
Pur riproponendosi con le stesse sonorità che l’hanno contraddistinto, l’album scorre bene, relegando i momenti di noia in qualche piccolo angolino.
Émilie Simon – Mue (2014)
Una delle mie pochissime cantanti francesi idole, o per lo meno lo era prima di questo discaccio. Il nulla più totale da segnalare, condito dalla solita voce melensa che senza trasporto non perdona le orecchie.
Moloko – Do You Like My Tight Sweater? (1995)
Debutto dei Moloko che era ora di approfondire. Disco da immagazzinare che si lascia interpretare bene, lungo ma non stanca mai, regalando verso il finale una Boo già pezzo d’antologia.
Moloko – I Am Not A Doctor (1998)
Il disco che contiene un pezzo inosservato come Sing It Back. Si sentono molto più frequentemente pezzi già orecchiati negli anni e quindi si cementifica la sensazione di serenità alla base dell’ascolto.
St. Vincent – St. Vincent (2014)
Non è sicuramente la mia artista preferita e i suoi lavori li conosco solo superficialmente. Stesso effetto che mi ha causato questo disco: dopo quattro o cinque ascolti, nulla che mi sia rimasto in testa o che per lo meno abbia suscitato un velo di interesse.

Alla prossima settimana,
Boss.

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