Il Classificone Televisivo 2012-2013

Eccoci qui. Per la prima volta dalla nascita di questo blog/archivio, provo a cimentarmi in quella che si è rivelata un’impresa: stilare una classifica di tutto ciò che mi è passato davanti agli occhi in questo intenso anno televisivo 2012/2013.

Le categorie sono cinque:
– Il PREMIO “RECUPERO DELL’ANNO” mette in mostra quelli che sono stati i migliori recuperi della mia personale stagione televisiva. È una classifica arbitraria, che lascia fuori i recuperi di serie ancora in corso e cerca di concentrarsi su quelle arrivate invece ad una conclusione o a un punto fermo PRIMA di giugno 2012;
– Il PREMIO “CI RIVEDREMO AL DI LÀ DEL SOLE” si limita a ricordare le serie giunte alla loro naturale conclusione durante la stagione televisiva. Niente classifiche, solo lacrime;
– Le CATEGORIE A CASO servono solo ed esclusivamente per parlare di quelle serie che non sono riuscite ad entrare nella top 10, ma che in un modo o nell’altro hanno lasciato il segno;
– Il “PREMIO SCHIFEZZA DELL’ANNO” premia le peggiori serie andate in onda e che, per un motivo o per l’altro, mi sono trovato costretto a guardare;
– Il “CLASSIFICONE UFFICIALE” ordina quello che ritengo essere stato il meglio della stagione tra quello che ho visto (ovvio ma non scontato).

Bando alle ciance, incominciamo.


PREMIO “RECUPERO DELL’ANNO”

3) Veronica Mars: Stagioni 1, 2, 3. (WB/The CW).

Veronica Mars

Mai avrei pensato di recuperare Veronica Mars nel corso dell’anno, soprattutto tenendo conto della mia vergognosa lista dei recuperi da fare.
Mosso dall’hype scatenato dal successo del progetto Kikstarter, mi sono buttato nel recupero di quello che credevo essere uno dozzinale teen-drama. Mai impressione fu più sbagliata: Veronica Mars è un misterydrama puro, scritto benissimo e con un cast affiatato. La prima stagione è senza dubbio la migliore, con i casi del giorno che accompagnano l’indagine sull’omicidio di quella gnocca di Amanda Seyfired. Tutto è ben gestito, in un crescendo verso il finale che fa anche cagare addosso.
La seconda stagione è altrettanto buona: il mood resta lo stesso, il caso dell’anno offre gli stessi risvolti drammatici visti nella prima stagione, ma i casi del giorno perdono di freschezza.
La terza stagione è la peggiore. Il cambio di rete ha i suoi effetti: le storylinesi tingono di una percentuale dark alle volte esagerata, il cambio di location (il college) influisce sulle interazioni dei personaggi e la stagione perde di mordente vista la troppa, davvero troppa carne al fuoco. Criminale il cambio di sigla.
Veronica Mars è un ottimo passatempo e, per fortuna, la realizzazione del film dà speranza ai fans per una degna conclusione dopo la cancellazione criminale.

2) Sherlock: Serie 1, 2. (BBC One).

Sherlock

Recuperata in macchina durante le notti insonni post-sisma, Sherlock è un capolavoro di quello che si può definire “cinema televisivo”. Il formato da un’ora e mezzo a episodio non è digeribilissimo (per me), ma la magnificenza di location, scrittura, recitazione, regia e trama fanno scorrere il tempo più velocemente, quel velocemente che fa gridare al “ne voglio ancora e subito”. L’idea di rivisitareSherlock in chiave moderna riesce benissimo, soprattutto nella propria interazione con i racconti di Doyle.
Inutile soffermarsi sul maestoso cast, come è inutile soffermarsi sulla raffinatezza di un prodotto già entrato nella storia della televisione d’oltremanica.
Vi piacciono i film? Le serie per voi sono troppo lunghe da seguire? Bene: Sherlockè il giusto compromesso che fa per voi. Sono sei episodi, muovetevi che il finale della seconda serie è lì pronto a farvi saltare dalla sedia.

1) Battlestar Galactica: Miniserie – Stagioni 1, 2, 3, 4. (SyFy).

Battlestar Galactica

Le minacce di recuperare Battlestar Galactica mi sono giunte persino nella vita reale. La scorsa estate mi sono ripromesso di colmare questo vuoto, senza essere minimamente preparato nell’affrontare questa lunga cavalcata.
L’idea di aver a disposizione quattro stagioni dopo la straordinaria miniserie, per sviscerare la lotta tra umani e Cylon, mi ha fatto esplodere la testa. Un cast“stellare”, una sensazione di ansia e alienazione costante, le lotte interne e la gradevolissima mitologia hanno accompagnato colpi di scena e battaglie epocali, in un climax che non ha risentito nemmeno delle poche scelte discutibili da parte degli autori. Il finale chiude in maniera degna il racconto intenso di una storia destinata a lasciare il segno sia nel mondo della fantascienza che nella serialità televisiva. Ancora oggi, mi guardo in torno alla ricerca di Cylon nascosti e chiudo i discorsi in pubblico con “So say we all”.


PREMIO “CI RIVEDREMO AL DI LÀ DEL SOLE”

30 Rock: Stagione 7. (NBC).

30 Rock

Addio, Liz Lemon. Arriva alla sua naturale conclusione 30 Rock, una delle comedypiù importanti degli ultimi anni. Tina Fey riesce a chiudere il progetto con una grande stagione, conservando il livello altissimo protrattosi per tutte le sette stagioni. Il pregio di 30 Rock è proprio la solidità narrativa: il cast straordinario regge bene le scelte narrative e anche nei momenti di basso non ci si annoia mai.
Mi resterà nel cuore e non li ringrazierò mai abbastanza per avermi regalato uno dei miei personaggi preferiti di sempre: addio Lutz, ora insegna agli angeli cosa ordinare da Blimpie’s.

Fringe: Stagione 5. (FOX).

Fringe

LE LACRIME. Serie vittima della minaccia di cancellazione per anni, Fringe è riuscita a trovare il proprio spazio e a mettere in scena una storia straordinaria. Capace di slegarsi dall’iniziale animo procedurale, ha saputo crescere di intensità nel corso delle stagioni, facendoci legare in maniera indissolubile a personaggi straordinari, interpretati da attori ugualmente magnifici. Anna TorvJoshua JacksonJohn Noble lasceranno un vuoto enorme nei cuori degli spettatori.
Il punto di forza di Fringe sono proprio i personaggi, capaci di attirare su sé stessi l’attenzione anche quando la serie non è stata in grado di mantenere le attese per colpa di discutibili scene autoriali e plot-hole. L’ultima stagione è un viaggio attraverso il dolore, attraverso l’amore padre-figlio e attraverso un desiderio di liberazione mai venuto a mancare per tutto l’arco narrativo. Nel finale si piange tantissimo… Sigh, sob, grazie di tutto.

Forbrydelsen III. (DR1)

Forbrydelsen III

Eccoci di fronte ad un altro addio importante: Sarah Lund ci saluta in maniera pirotecnica, dopo aver risolto un toccante caso di rapimento. I drammi della detective danese vengono raccontati nella solita uggiosa Danimarca, col solito coinvolgimento della sfera politica, vero marchio di fabbrica della serie. Dopo una prima stagione entusiasmante (lasciate perdere la copia americana, per cortesia), una seconda non all’altezza, questa terza stagione torna ai fasti degli inizi, districando i dieci giorni in un percorso denso non solo di fatti, ma anche di approfondimenti caratteriali dei personaggi. Addio Sarah, mi mancheranno le tue esternazioni piene zeppe di consonanti.


“CATEGORIE A CASO”

Premio “TESTOTERONE” a…
Banshee: Stagione 1 (Cinemax)

Banshee

Il miglior divertimento stagionale. In questa baracconata seriale c’è TUTTO: furti d’identità, criminali, vecchi saggi, amish, tette, culi, risse, sparatorie, donne malmenate, travestiti, indiani e persino la mafia ucraina. Cosa volete di più?
Ogni inquadratura trasuda testosterone e “maschialità” a profusione, provocando l’aumento della velocità di crescita della barba e dei peli corporei. La storia è gradevole e fottutamente divertente, con un unico neo: alla fine dei dieci episodi della prima stagione, la voglia di fare a cazzotti con qualcuno resta ancora difficile da domare. “Pugno-gomito” mossa della vita.

Premio “CHI SE L’ASPETTAVA” a…
The Neighbors: Stagione 1 (ABC)

The Neighbors

Selezionata nel draft degli upfront come la “probabile serie ridicola dell’anno”, dopo un inizio leggermente stentato, The Neighbors si è rivelata essere una delle novità più gradevoli della stagione. Il cast affiatato, accompagnato dall’assurdità del plot di base fornita dal cul-de-sac stracolmo di alieni, è riuscito a mettere in mostra una serie intelligente, dai risvolti comici apprezzabilissimi e spesso intelligenti. La banalità delle situazioni non risulta mai stucchevole, grazie anche ad una scrittura capace di scavare nei meandri delle, solo superficiali, caratterizzazioni dei personaggi. L’autoironia nel finale ha contribuito a crearehype per il futuro, nella speranza di vedere, un giorno, Dick Butkus Re della Terra.


PREMIO “SCHIFEZZA DELL’ANNO”

3) Revolution: Stagione 1. (NBC).

Revolution

Candidato a vincere il premio “erede degli eredi”, l’ennesimo erede di Lost entra di diritto nella classifica delle serie più schifose dell’anno, grazie alla sue idea brillante bruciata in malo modo dalla scrittura imbarazzante. L’effetto drammatico è spesso spazzato via da esilaranti trovate involontariamente comiche e protagonisti personaggi dal carisma praticamente NULLO. La morte della tizia all’inizio, così come la morte del figlio passano completamente inosservate, vittime di un calderone di eventi spesso senza capo né coda (Esposito quante volte cambia bandiera?).
I buoni elementi del cast si perdono nel racconto dove il tema principale non è la guerra, la rivoluzione o l’assenza di elettricità, ma diventa l’ossessione omossessualmente feticista del cattivone di turno nei confronti del protagonista.
Gli ascolti hanno seguito il declino (?) della qualità, già mi immagino il Cancel Bear far colazione con Revolution l’anno prossimo. Baah.

2) The Following: Stagione 1. (FOX).

The Following

L’imbarazzo. Pubblicizzata come se dovesse diventare la serie del secolo, The Following vede il ritorno sul piccolo schermo di Kevin Bacon, senza ombra di dubbio la vera vittima di questo progetto.
L’orda di psicopatici contagia anche gli autori, che mettono in scena un imbarazzante culto assassino che NON FA UN TUBO PER PIÙ DI METÀ STAGIONE. Jacob, Emma e Paul sono il nuovo Trio Medusa, sguazzano in maniera imbecille in un contesto doveRyan Hardy può solo bere per dimenticare. Cito uno dei tweet migliori della storia per descrivere questo prodotto.

1) How I Met Your Mother: Stagione 8. (CBS).

HIMYM

LO. SCHIFO. La crisi degli autori oramai va avanti da anni ma, quando si pensa di essere arrivati al peggio del peggio, con un colpo di coda questi raschiano il fondo del barile, lo bucano e iniziano a scavare una buca per terra.
Seppur apprezzo il tentativo di applicare il classico schema di HIMYM per tutta la prima parte di stagione, il risultato è fastidioso e molesto. Un Barney snaturato, unMarshall e una Lily senza più nulla da dire e, dulcis in fundo, un rispolverato Tedinnamorato di Robyn… Cosa volere di peggio? Durante tutta la stagione, non ricordo di aver mai riso UNA VOLTA. Abbiamo visto la madre, ma è un fottesega senza precedenti. Per fortuna ci aspetta l’ultimo anno di torture.


Eccoci arrivati al momento serio:

IL CLASSIFICONE TELEVISIVO 2012/2013

10) Arrested Development: Stagione 4 (Netflix).

Arrested Development

Vincitrice morale del premio “resurrezione” dell’anno, Arrested Development torna a far parlare di sé dopo anni dalla sua cancellazione. Il miracolo lo compie Netflix, la società di streaming con la chiara intenzione di sconvolgere il sistema televisivo. Tornano quindi i Bluth, invecchiati, imbruttiti e più folli che mai.
Hurwitz sfrutta il nuovo formato seriale per creare un racconto dinamico, dove le singole storyline dei singoli personaggi vengono sviscerate nel più microscopico dettaglio, creando un incastro narrativo davvero senza precedenti, capace di far gridare al genio assoluto. La serie paga solo tre difetti: una leggera perdita di vista dell’obiettivo finale (per via di una nuova stagione?); l’uso eccessivo diguest-star, sì necessarie al riempimento dei singoli episodi “monografici” ma che alla lunga farciscono il racconto in maniera strabordante; l’assenza della CHICKEN DANCE.
Resta il fatto che rivedere GOB all’opera in “Colony Collapse” e “A New Attitude” è una gioia per gli occhi, così come l’episodio su Maeby Señoritis è il migliore della stagione. Il numero di insidejoke e di autoreferenzialità è infinito, resta solo da vedere per credere.

9) It’s Always Sunny In Philadelphia: Stagione 8 (FX).

Always Sunny

Gli schifosi ce l’hanno fatta anche quest’anno, per l’ottavo anno consecutivo. La vena creativa, l’idiozia, l’irriverenza e l’assurdità sono sempre al massimo livello in quella che è una delle mie comedy preferite, capace di non perdere la propria identità nel corso degli anni. Largo spazio anche alla continuity, elemento che dà valore in più alla stagione.
Il nonno nazista (“Pop-Pop: The Final Solution”), Charlie innamorato (“Charlie And Dee Find Love”), il matrimonio horror (“The Maureen Ponderosa’s Wedding Massacre”) e i giochi on-line (“Charlie Rules The World”) sono solo alcuni delle idee geniali messe sullo schermo dalle menti malate degli autori/attori. Il finale di stagione è capace di far ricredere al mondo la teoria dell’evoluzione (“Reynolds vs. Reynolds: The Cereal Defense”) e si rivela essere uno dei migliori episodi di sempre della serie. Always Sunny ha un grande pregio che molte delle comedy moderne non hanno: FA RIDERE.

8) The Good Wife: Stagione 4 (CBS).

The Good Wife

Resta sempre la serie più attesa del “lunedì”, quella che risulta essere sempre la miglior serie in onda ogni anno. Il cast fantastico, le guest straordinarie, la scrittura onnipotente e la fantasia della proceduralità sono sempre espresse ai massimi livelli. Questa quarta stagione paga il pegno di una sola storylinesbagliata, quella di un fuori contesto ex marito di Kalinda. La prima metà di stagione soffre l’handicap di questa figura, che contribuisce a gettare un’ombra di confusione in un ambiente oramai consolidato nella propria perfezione.
L’attualità delle tematiche trattate è fervente, The Good Wife si destreggia tra le nuove tecnologie e la crisi economica, portando sempre a casa un risultato convincente.
La fantasia fa il resto: sfide interne (“Red Team/Blue Team”), John Noble (“Death Of A Client”), notti di lavoro (“A More Perfect Union”), cause sportive (“Je Ne Sais What?”) e le gite in Minnesota (“Boom De Yah Da”) sono solo alcune delle perle messe sullo schermo. Il finale “What’s In The Box?” è perfetto nel preparare le basi per la prossima stagione. Cosa volete di più?

7) Les Revenants: Stagione 1 (Canal+).

Les Revenants

Ho iniziato a guardare questa serie dopo averne sentito parlare bene in ogni dove e devo ammetterlo, dopo aver superato la mia innata avversione verso i cugini d’oltralpe, il prodotto si è rivelato di una delicatezza e di una raffinatezza uniche nel trattare le dinamiche zombiesche del ritorno dei morti. A suo favore gioca l’ambientazione a là Twin Peaks e la creazione di un costante senso di disagio e insicurezza favorisce l’interesse. Gli episodi scorrono uno dopo l’altro, in un climax ombreggiato e snervante accompagnato dalle musiche dei Mogwai, bravi a creare una colonna sonora adattissima alle ambientazioni.
Dopo “Camille” si intuisce che anche il comparto attoriale è all’altezza, capace inoltre di reggere bene durante tutta la stagione, scritta e ragionata meticolosamente. “La Horde” tira le somme gettando le basi per una seconda stagione che è già ai vertici dell’hype per la stagione 2013/2014. Vive la France, vive Jenna Thiam!

6) Louie: Stagione 3 (FX).

Louie

Gli elogi si sprecano per l’oramai osannata comedy del Dio in terra Louis C.K. Per l’ennesima volta viene messa in scena un’opera a tutto tondo, capace di toccare TUTTE le corde dell’animo e capace di fornire episodi già entrati nella storia della televisione.
Il trittico sul “Late Show” è qualcosa di tremendamente geniale e ridere per il genio ti fa stare in pace con il mondo. Il finale agrodolce in Cina, il viaggio a Miami e la fuga della figlia rimbalzano in testa a intervalli regolari, mentre l’esultanza al termine di “Daddy’s Girlfriend Part 1” è oramai entrato nel mio gesticolare quotidiano.
Louie si conferma e si migliora, stabilizzandosi in vetta alle migliori serie mai andate in onda. Se non la guardate, mi dite cosa state aspettando?

5) The Americans: Stagione 1 (FX).

The Americans

Recuperata allo scadere del tempo limite, entra senza ombra di dubbio tra le migliori cinque serie dell’anno. La creatura di Joe Weisberg racconta la vita e le missioni di una coppia di spie russe durante la guerra fredda e lo fa con una maestria e una precisione davvero maestose. Un cast straordinario (Keri Russell,Matthew Rhys e Noah Emmerich su tutti) interpreta al meglio una storia scritta in maniera pressoché perfetta, che alterna le missioni del giorno ad uno schema orizzontale dal crescendo narrativo notevole. L’ansia la fa da padrone, facendoci immergere e vivere le atmosfere delicate dell’epoca in maniera realistica e convincente.
Già dal “Pilot” si intusce la bravura di tutto il comparto tecnico e l’affinità del comparto attoriale, giungendo all’apice “Safe House” e alla degna conclusione del primo arco narrativo in “The Colonel”. L’ansia non manca e sì, bisogna ammetterlo: alla fine gli americani ti portano a fare il tifo per i russi.

4) Boss: Stagione 2 (Starz).

Boss

Chiamatemi fanboy, ma la serie di Farhad Safinia, nel suo secondo anno, conserva e sfrutta tutto il proprio potenziale in un crescendo narrativo che coinvolge sempre più con lo scorrere degli episodi. Kelsey Grammer domina ancora la scena, ergendosi come pilastro di una storia scorrevole e dettando i tempi e le misure con cui tutto il cast deve interagire.
La politica e la malattia del sindaco di Chicago conservano un ruolo importante, supportati dall’inserimento di nuovi personaggi che trovano la giusta collocazione e il giusto spazio all’interno del racconto. La cancellazione dovuta ai bassi ascolti resta una ferita aperta, ma “True Enough” chiude il cerchio di una narrazione in crescendo e ad ampio respiro, portando a termine le storyline principali e lasciando lo spettatore senza grossi rimpianti. Boss si è mostrato essere, nella sua interezza, un eccellente drama politico e ci ha regalato un cattivone per eccellenza. Mi mancherà.

3) House Of Cards: Stagione 1 (Netflix).

House Of Cards

C’era molta curiosità per questa nuova forma di prodotto “televisivo”. Le regole della serialità vengono stravolte, la serie viene resa disponibile in blocco, dando allo spettatore la scelta sul come fruirne.
Come debutto viene realizzato un prodotto maestoso, che sfrutta al meglio i nuovi tempi di messa in scena e che viene sostenuto da un Kevin Spacey epico, vero mattatore nel bucare lo schermo esternando i suoi pensieri nei caratteristici monologhi con lo spettatore.
La trama è al cento per cento politica: arrivismo, vendetta, sotterfugi a non finire, con nello sfondo una White House meno fredda del previsto. La serie riesce a stupire sempre, sia negli episodi introspettivi come “Chapter 8” sia nella costruzione dei colpi di scena, con picchi di drammaticità perfettamente costruiti come il finale di “Chapter 11”. Il cast è credibile, la regia ottima e la scrittura ancora meglio. Quelle bistecche sembravano buonissime.

2) Rectify: Stagione 1 (Sundance Channel).

Rectify

Senza dubbio la miglior novità della stagione tra quelle (poche) che ho visto. Argomento delicato come la pena di morte affrontato con una delicatezza ed una profondità davvero notevoli, capaci di portare alle lacrime dopo otto minuti di“Pilot”. La potenza narrativa è tanta che gli autori sono in grado sia di non rendere stucchevoli le storyline dal fondo religioso, sia si non rendere odiosa Amantha. Nota di merito ai flashback nel braccio della morte, atti a far piangere in maniera copiosa nello struggente “Jacob’s Ladder”. Il cast è particolarmente ispirato e affiatato, Aden Young su tutti.
Rectify lascia il segno, fa riflettere e ti lascia con un senso di inadeguatezza, insicurezza e curiosità difficile da smaltire. Missione compiuta.

1) Enlightened: Stagione 2 (HBO).

Enlightened

Dopo la visione di questi otto episodi, ci sono stati pochi dubbi su qualche sarebbe stata la miglior serie dell’anno. Mike White ha portato a casa una stagione meravigliosa, pur dovendo subire un taglio di episodi da dieci a otto: è riuscito ad inserire nuovi personaggi convincenti per dare respiro al racconto; è riuscito a dare un’orizzontalità più marcata alla storia; è riuscito ad inserire quella sottile vena comica che forse mancava nella prima stagione ed è riuscito a chiudere il cerchio in maniera più che degna, prevedendo la probabile e dolorosa cancellazione.
“The Ghost Is Seen” resterà una delle perle televisive dell’anno, così come l’insapettato “Higher Power”. La battaglia di Amy contro il sistema, le debolezze diTyler  e l’idolissimo Dougie hanno lasciato il segno. I dialoghi in macchina non saranno mai più gli stessi.


Ho dato.
QUI potete trovare il Classificone completo, con le relative medie stagionali frutto delle mie malate classificazioni.
QUI potete trovare il Classificone 2013/2014.

All’anno prossimo, nella speranza di avere altrettanto materiale su cui discutere,
Boss.

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