Settimana 133: 24/12 – 30/12

Serie TV
Louie. Stagione 3. Episodi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13.
1. Debutto con i fiocchi per la terza stagione. Stupisce la nuova relazione di Louie che finisce subito con la solita profondità. L’acquisto e l’incidente in moto ci mostrano l’ex moglie di Louie che, con un tocco di classe, è interpretata da un’attrice di colore Buon rientro. (7/10)
2. Niente da fare: la prima parte compreso lo standup è una delle cose più divertenti a cui mi sia capitato di assistere. La seconda parte è una revisitazione in chiave Louiesca del classico appuntamento combinato. La testa che rompe il finestrino fa il resto. (9/10)
3. Una poesia. La solitudine di Louie incontra un amico per un caso fortuito che gli fa vivere Miami come non l’aveva mai vissuta. Louie si innamora, più della situazione che del personaggio ma l’ovvio riscontro finale sull’omosessualità non gli fa esternare quello che sente dentro. Platonico come non mai. (8/10)
4. Beh, la dichiarazione di Louie è davvero da A+. Forse è il primo episodio dai colori positivi. Louie spinto dalle figlie, cerca di trovare una fidanzata, passando al radar ogni persona di sesso femminile che si trova davanti. Trovata la bibliotecaria, mette in atto il piano più puccioso di sempre. Ora dico una cosa: Louis CK, non rovinarmi tutto. (10/10)
5. Eccoci all’appuntamento. La chiave dell’episodio è diversa dal precedente, ma ci dà la possibilità di vedere fiorire Louie in altre varie situazioni. NY domina la scena, l’attrice che interpreta Liz regala una prova da massimi livelli. L’ansia finale chiude con amarezza l’ennesimo episodio enorme. (9/10)
6. Primo episodio EVAH senza stand up, e un po’ piango dentro. Louie torna alla forma classica, con un funerale e Robin Williams nella prima metà, e un cicciobombo che caga nella vasca nella seconda metà. Non ho mai riso così tanto come quando insulta Kansas City. (7/10)
7. Nella prima parte ritroviamo la psicopatica delle sculacciate in un improbabile viaggio all’Ikea che finisce come al solito in lacrime. La seconda parte ci offre uno spaccato sulla comicità anni ottanta, mentre si intravedono lezioni di piano, farmacie e una riconciliazione dal finale imbarazzante. Ma esilarante. (7/10)
8. Beh, Jane che suona il violino è da amore sconsiderato subito. Le risate nel primo segmento, con l’aggressione a Louie da parte del dipendente. La seconda metà è leggermente sottotono, anche se la profondità dell’analisi del rapporto con il padre è straordinaria. (8/10)
9. La ricerca di Liz è il regno del grottesco, con un orgasmo ingiustificato. La seconda metà è drammatica, ma il finale è ampiamente prevedibile. Piccolo passo falso. (7/10)
10. Episodio particolare. Si ride tanto durante lo standup, si soffre di paura durante tutto il colloquio finale. La prima parte di questo trittico funziona, hype per il proseguimento. (7/10)
11. Seconda parte sul trittico del Letterman Show. Poco comico nella prima parte, si esalta durante le sessioni di allenamento allo show. Louie si muove come un pesce fuor d’acqua, il suo ambiente naturale, mostrando insicurezze così comprensibili da fare impressione. L’allenamento di pugilato mette in scena una vecchia gloria di The Wire. Shiiiiiiit. (8/10)
12. Si chiude il tris calando l’asso. Trova spazio anche la vena comica, in un episodio che racchiude tutta l’arte di Louis CK. Spazio alle riflessioni, alle lacrime e come dicevo anche alle risate. Una raffinatezza senza precedenti, uno degli apici televisivi nella mia vita. (10/10)
13. Chiusura amarissima. Louie ci offre uno spaccato di quella che si può definire solitudine, dentro e fuori. Scena esilarante quella della bambola iniziale, scena drammatica quella di Liz, scena apricuore quella cinese, dove viene mostrato che la risata è una lingua universale. Banalizzerò dicendo che una risata risolve mille problemi, ma in una visione intimistica per me il significato dell’episodio è quello. (9/10)
Girls. Stagione 1. Episodi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8.
1. Il pilot è decisamente di qualità. La scrittura è discretamente fresca e la regia regala il giusto spazio visivo a tutte. Non convincono gli argomenti, a partire dalla citazione di Sex And The City. Bene gli attori, ma la Dunham mi sta discretamente sui coglioni. (8/10)
2. Il secondo episodio mette in mostra tutto quello che avevo paura potesse diventare Girls. Argomenti forzatamente sessualoidi, scene di sesso, la Dunham nuda (!) ma pochissima sostanza. Sembrano trenta minuti di fanservice, a meno che non si inizi a vedere qualcosa di alternativo, prevedo noia a palate. (6/10)
3. Ecco, forse, il primo episodio con un senso compiuto e non troppo sessualizzato. L’ex di Hannah gay è un cliché ma funziona, così come il gesto trasgressivo di Marnie. La Dunham mi sta comunque sui coglioni. (8/10)
4. Ecco il punto di svolta! Pronti via e la Dunham ci fa vedere le tette a gratis, grazie ma anche no. L’episodio cigola sotto vari aspetti, ma il finale mescola le carte in tavola e dà nuova linfa a storyline già al rischio collasso. (8/10)
5. Prosegue il buon trend della stagione per quanto riguarda tutte a parte Hannah. La scena della sega è di una lunghezza che mette quasi a disagio, così come le avances al proprio capo giunte all’improvviso e senza motivo. Marnie regge, la bionda troieggia e va bene. (7/10)
6. Ogni serie che si rispetti, prima o poi decontestualizza il protagonista spostandolo dalla città di base. Qui viene fatto in maniera coerente e funzionale, ma Lena Dunham ci regala l’ennesimo nudo gratuito e farcisce tutto col solito sesso grottesco. Un grosso mah. (6/10)
7. Ecco le nostre gallinacce tutte insieme ad un party “esclusivo” (leggasi triste). Bene la fighissima Shoshanna nuda da metà in giù, malino le altre partendo dalla tizia col trusto per il vecchio (mi ricorda Peacy). Hannah strappacuore, con un Adam che guadagna punti incredibili (sì, l’ho detto). (7/10)
8. Le pulsioni sessuali della Dunham sono rappresentate anche sullo schermo e per fortuna sono anche le mie. Bene l’esplorazione lesbo (con l’introduzione di un tizio inutile), bene l’ulteriore approfondimento di Adam. Perso di vista il discorso economico. (8/10)

Musica
The Beatles – Magical Mystery Tour (1967)
Un disco sicuramente all’altezza della sua fama. Pezzi degni di nota che hanno fatto la storia della musica e qualche riproposizione di vecchie glorie. Non una pietra miliare, ma un ottimo prodotto.

Alla prossima settimana,
Boss.

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