Settimana 132: 18/12 – 23/12

Serie TV
It’s Always Sunny In Philadelphia. Stagione 8. Episodi 9, 10.
9. Fantastico. Tutta la diatriba sul salutare o meno amici seduti al tavolo vicino è geniale, con Dennis e Dee al livello massimo di delirio. Ottimo anche Frank, col parrucchino delle grandi occasioni. Finale tirato via, ma in pieno stile Sunny, assurdo e imbarazzate. (7/10)
10. A Natale siamo tutti più buoni mentre loro sono più deficenti. Si parte da un incidente stupido, per arrivare a mettere in discussione la teoria dell’evoluzione, dando del BITCH a gente come Galileo o Newton. Lo strippo finale di Dee vale da solo un’intera stagione. (10/10)
How I Met Your Mother. Stagione 8. Episodi 11, 12.
11. Prima parte del doppio episodio sulla falsa riga dei precedenti. Trama insulsa, qualche passo avanti, pochissima comicità (Barney con il blocco degli appunti, una tristezza). Lily e Marshal ai minimi storici, Ted odioso come non mai. (5/10)
12. Seconda parte che dà più spunti per una discussione. La comicità resta insulsa (Lily e Marshal col dramma di lasciare Marvin sono PATETICI, il ritorno di Ranjid è il massimo del fastidio), il resto mette in mostra dialoghi al limite della sopportazione (Ted e Robin) o del nonsense (Robin e Barney). Il finale paraculo è stata una mossa decisamente azzardata. Se da un lato rispetto la scelta degli autori di giocare pesantemente, per tutta la stagione, con la tecnica del “rivelo davvero come sono andate le cose”, dall’altro il momento finale sarebbe stato comunque importantissimo, senza bisogno di costruirlo attraverso episodi SGRADEVOLI. (6/10)
Louie. Stagione 2. Episodi 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13.
6. Un paio di battute stratosferiche, l’insicurezza di Louie alla massima potenza e un finale davvero drammatico per un episodio che riguarda solo due personaggi ma che si apre su infiniti scenari: l’accettazione, il rifiuto, l’attimo e il rimorso. Ennesimo gioiello. (9/10)
7. Bella l’analisi del rapporto con la figlia, metafora esplicita della crescita non percepita. Tosta la diatriba tra comici, con Louie alle prese di una questione spinosa col suo solito modo di fare remissivo/aggressivo. Amaro. (7/10)
8. Grande episodio. Louie si trova ad interagire con l’ennesimo personaggio diverso da sé stesso e lo fa col solito stratagemma odio repulsione comprensione amore. Le scene di masturbazione fanno sì ridere a prescindere, ma lo fanno anche grazie al contesto creato. (8/10)
9. Capolavoro, l’ennesimo. Louie incontra un vecchio amico e le intuizioni personali si sprecano nell’analizzare la riscoperta di un rapporto oramai cancellato dal tempo. La stagione risulta meno comica del previsto, ma respira in altre alte situazioni. (9/10)
10. La prima parte è un remake dell’episodio della prima stagione, con meno da dire e un finale più incerto. La seconda parte ci mostra uno spaccato della scrittura di film americani, con un Louie che rovina tutto per via del suo pessimismo. Niente di esaltante, a parte l’annusatura della scoreggia. (6/10)
11. Capolavoro. Louie riesce a riempre quaranta minuti di episodio con il NULLA. Non accade niente di particolare: l’episodio ha delle premesse e si districa tra queste in maniera pulita e regolare, senza alzare il tiro. Forse è questa semplicità a rendere i quaranta minuti commoventi, di una classe sconsiderata. (10/10)
12. Il rapporto con l’adolescenza è un po’ prevedibile e drammatizzato, ma la salsa Louie è sempre più uno specchio fedele della realtà. Benissimo gli attori, finale agrodolce per non dire dramamtico. Toccante. (8/10)
13. Prima parte in chiave comica alla Loiue, vittima di una situazione surreale che trasuda tristezza divertente. La seconda parte è un inno alla disillusione del personaggio, ancora una volta vittima di sé stesso. Una genialata amarissima. (10/10)
Don’t Trust The B In Apartment 23. Stagione 2. Episodi 6, 7.
6. Il balletto di James è qualcosa di sensazionale. L’episodio mette in scena qualche buona trovata comica e l’impianto è oramai quello consolidato di buonismo/malignità. Bene le guest. (7/10)
7. Si risolleva leggermente, ma non si discosta da il livello di mediocre bellezza. Alcune battute e alcune situazioni sono assurde e telefonate, ma nel complesso regge bene tutto l’impianto. (7/10)
Misfits. Serie 4. Episodio 8.
8. Tutto bene fino all’arrivo dei cavalieri dell’apocalisse che trafiggono la suora senza apparente motivo. Giglun dà l’ennesima prova di essere una spanna sopra agli altri. Non so se e quando Misfits tornerà, io spero trovino lo spazio per approfondire storie e personaggi, con una certa continuità. (6/10)
Fringe. Stagione 5. Episodi 9, 10.
9. Episodio basato su un trip di Walter. Sono d’accordo con chi dice che la sostanza è poca e il fan service tanto, la trama non si muove come dovrebbe e ristagna in un catino di emozioni già provate. Un tributo a quello che è stato Walt, meritato ma forse non necessario. (5/10)
10. L’episodio è ancora ricco di elementi positivi ed elementi negativi. Positivo il finale, ancora ricco di fan service, con una morte eccellente ed un ottimo colpo di scena finale. Negativo il fillerone non necessario messo in atto, con l’ennesimo inutile laboratorio di Nina. Il suo sacrificio è forse il meno commovente, ma non il meno sentito. (6/10)
Last Resort. Stagione 1. Episodio 10.
10. Un po’ accozzagliato, con varie situazioni al limite della credibilità o del plot hole. Hanno anche trovato il tempo di inserire il colpo di scena più utilizzato, prevedibile e banale della storia: la morte di un personaggio importante. Passano due minuti e si scopre viva e prigioniera. Nient’altro da segnalare, la trattativa con la Cina è l’apoteosi del chissenefrega. (5/10)

Reality
Survivor. Stagione 25 (Philippines). Episodi 14, 15.
14. Puntatone finale interessante solo ed esclusivamente grazie al fallimento di Malcom. La reward sembrava fatta apposta per aiutarlo, ma l’ansia e la pressione lo fanno finire in maniera miserabile. Lisa è una delusione al tribal council finale, dove il vero vincitore si dimostra come al solito Penner. Vittoria tutto sommato meritata. (6/10)
15. Non si può far parlare Penner così poco. Lisa e il suo monologo rubano la scena a tutti gli altri, una noia mortale. Dawson vince il premio pazza della reunion, null’altro da segnalare. (6/10)
The X Factor (US). Stagione 2. Episodi 23, 24, 25, 26, 27.
23. Si esibisce la vincitrice della prima edizione (grazie, evito il recupero) e lo scontro diretto ci fa finalmente dire addio a Diamond White. Addio, e non insegnare nulla agli angeli che è meglio. Noia a palate tutto il resto, compreso lo spottone della Sony. (6/10)
24. Nessuna performance davvero degna di nota, se non per gli Emblem3 che rovinano Peter Frampton. Tate Stevens sembra quello con più chance, a meno che Carly Rose non tiri fuori una prestazione incredibile dal cappello. (6/10)
25. Mi sono spoilerato i finalisti, quindi nessuna sorpresa. Puntata noiosa, quasi tutta guardata in FF. (5/10)
26. Tripla esibizione che serve solo ed esclusivamente a far sfigheggiare le Fifth Harmony (e Demi Lovato). Purtroppo Carly e Tate sono bravissimi ma noiosi. L’episodio non ha niente di nuovo rispetto ai precedenti: du palle. (6/10)
27. Inizio pacchiano e americano all’ennesima potenza. I finalisti cantano ancora per riempire i vuoti, mentre i live di Pitbull e dei One Direction (ancora) sono la cosa meno interessante del mondo. L’America poi vota mal e tutto diventa ancora più amaro. Bello solo riveder gli eliminati. (5/10)

Musica
The Beatles – A Hard Day’s Night (1964)
Colonna sonora di quella che sarà la tipica sonorità Beatlesiana. Il pezzo che dà il titolo all’album è l’unico di rilievo, purtroppo la sonorità resta costante lungo tutta la durata del disco, senza particolari picchi emotivi.
Vanilla Ice – To The Extreme (1990)
Ice Ice Baby è effettivamente un pezzo che resta in testa, mentre il resto dell’album è un buon rap che andrebbe approfondito. Ma ci vuole del tempo e lui il tempo non se lo merita.

Alla prossima settimana,
Boss

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