Settimana 74: 07/11 – 13/11

Serie TV
The Walking Dead
. Stagione 2. Episodio 4.
4. Che. Episodio. Palloso. Sui piccoli dettagli non guadagna fiducia, il resto cerca di approfondire dei personaggi in una situazione che non avanza di una virgola. Durante l’episodio si vede UNO zombie che non è neanche pericoloso. Discorso al funerale pietoso grazie ai non necessari flashback, finale con il pesce lesso nel quale ci viene mostrata una cosa che sapevamo già. (5/10)
Fringe. Stagione 3. Episodi 12, 13, 14, 15, 16, 17.
12. Episodio che parte col caso del giorno e che finisce con un paio di spiegoni clamorosi. Il dispositivo non è più un mistero così come la vicenda amorosa assume un altro punto di vista. Si sta rallentando il ritmo. (7/10)
13. Cosa stanno facendo? Passano nell’altro universo (che mi piace forse di più) e me la buttano su un caso del giorno che serve a svelare un prevedibile risvolto melodrammatico? No, per cortesia, non lo fate che va bene così. (7/10)
14. Squarci legati da sentimenti. Limoni duri che tornano. Episodio sotto tono che serve ad inquadrare una situazione critica nella quale Walter dimostra di essere “cambiato”. In tutto questo, non ho capito come ha fatto a sparire il balcone. (7/10)
15. Quando ho visto la sigla anni ’80, sono andato in brodo di giuggiole. Episodio totale. Sono riusciti a farmi amare due versioni dello stesso personaggio, impresa difficile da portare a termine, ma perfettamente riuscita. Resta qualche dubbio, ma tutto ciò fa capire che tutto Fringe è basato su fondazioni solidissime e a me queste cose piacciono da impazzire. (9/10)
16. Booom. Colpaccio di scena finale per un episodio decisamente di transizione, anche se in Fringe la transizione non esiste per via dei dettagli sempre utili in futuro. Caso interessante, universi in pericolo, tanta carne sul fuoco: speriamo che la cottura arrivi a compimento. (7/10)
17. Sento di fare i complimenti ad Anna Torv, per il resto un brutto episodio che non stupisce neanche nel colpo di scena. Il caso del giorno è lofi e non prende, anche per la slegatura dal contesto. Piccola defaillance. (5/10)
Hart Of Dixie. Stagione 1. Episodio 6.
6. Awwww, quanto buonismo e pucciosità. Lemon non si veste di giallo (arriva ad un beigeolino), la Bilson si fa toccare il culo e c’è un pazzo che finge di essere morto (quello che vorrei fare io). Rispunta pure la bimbetta nerd con gli occhialetti e una teenager che si sbronza. Viva. (8/10)
How I Met Your Mother. Stagione 7. Episodio 9.
9. Per risalire da un periodo nero, mettono in mezzo la slapsbet e un trusto amoroso cioè due carichi da novanta. Il risultato è accettabile, ma nel complesso si nota il tentativo. Nota di favore un Ted all’apice dell’idiozia. Nota a sfavore: lo psicologo. Fatidioso anche quando non c’è). (7/10)
Misfits. Stagione 3. Episodio 2.
2. Beh, Rudy è un Nathan due un filo meno volgare. Il resto è incentrato su Curtis e il rapporto con l’altro sesso in salsa misfitsiana: niente di esaltante anche se il personaggio è migliorato molto. (6/10)
Community. Stagione 3. Episodio 7.
7. Mi è sembrata una puntata introduttiva. Nessun picco particolare i personaggi mi sembrano troppo macchiette anche se ben delineati. La parte della canzone era una nuova forma d’arte, un misto di trash e kitch in salsa retro-pop. Mai visto e mai provato quelle sensazioni. (7/10)
2 Broke Girls. Stagione 1. Episodio 8.
8. Sono sincero: a parte quelle due battutine volgari, l’episodio mi è anche piaciuto. Oleg dice sempre le stesse cose ma mi ha fatto ridere, il resto prosegue nei soliti ambienti più uno nuovo (la casa di un accumulatore, simile a camera mia). (7/10)

Reality
Survivor
. Stagione 23 (South Pacific). Episodio 9.
9. Il nuovo formato, per me, porta due tribal council e due eliminazioni. Il tradimento della mmmerda taglia fuori Ozzy e Jim, due personaggi che insieme sono mille volte più interessanti di tutti gli Upoulu messi insieme. Il futuro si prospetta grigio, inizio a tifare per Albert anche se lo vedo messo male. Prove noiose. (8/10)

Musica
Florence + The Machine – Cerimonials (2011)
Secondo disco che ai primi ascolti sembrava troppo “meh”. Produzione non eccellente, brani omogenei con l’evidente scopo di risaltare live e dare potenza al cantato. Aumentando gli ascolti, l’album entra bene e resta in testa qualcosa di canticchiabile, si rivela inoltre più intimo e scuro del debutto: un cambio di rotta sottile ma apprezzabile.

Alla prossima settimana,
Boss.

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