Settimana 55: 27/06 – 03/07

Serie TV
Family Guy
. Stagione 5. Episodi 17, 18.
17. Happy Days è il top, la scimmia cattiva, 9/11, il finale. Siamo ancora su un discreto livello. (8/10)
18. Un po’ troppo sentimentaloide ma il richiamo a Back To The Future è straordinario come il finale con Rick Astley. Finale di stagione in crescendo. (9/10)
The Wire. Stagione 5. Episodi 9, 10.
9. Piango come una fontana per Bubs e soffro come un cane per il crudo realismo della vicenda. L’arresto mi puzzava di marcio, Greggs mi è scesa a livello incredibile così come Carv (che in realtà forse è l’unico che non ho mai amato). Il resto, solite lodi con un finale da strazio. (10/10)
10. Un’ora e mezza di poesia, malessere e gioia. La scena finale è un misto di carezze e schiaffi come solo The Wire è in grado di saper dare. Si chiude un’opera maestosa sotto ogni singolo punto di vista, capace di descrivere uno spaccato di società a tutto tondo come non ho mai visto fare da nessuna altra parte. La lacrima scende nel vedere la sorte di Bubs e Duquan. Non ci sono aggettivi, davvero. (9/10)
Game Of Thrones. Stagione 1. Episodi 6, 7, 8, 9, 10.
6. Ecco, lo riprendo in mano dopo una pausa. Fantastico sotto tutti gli aspetti tecnici, mi ha scombussolato per via dei millemila nomi e delle tante situazioni. Questo episodio soffre dell’astinenza, ma si regge sulle solite ottime basi. Bel finale, qualche piccola pecca lungo il percorso (il combattimento “col nano” e il cuore da mangiare). (7/10)
7. La storia non mi sta appassionando un granché, anche perché fatico veramente tantissimo con i nomi (in realtà non ho voglia di applicarmi). In questo episodio non ci sono scene sotto-tono, forse la morte del re è stata un tantino rapida. Il resto scorre tra intrighi e trombate lesbo con guardone giusto quando in camera entra qualsiasi tipo di parente. (8/10)
8. Che barba. Sì ok, la storia è interessante, misteriosa, con colpi di scena e attrezzatura tecnica fantastica. Però non so, due palle. Accadono un sacco di cose tra le quali fatico a districarmi e l’aspetto che ha è quello di una completa transizione: il terreno è pronto per il finale, ma non fremo dall’attesa. (6/10)
9. Hanno tagliato un po’ di scene di battaglia e questo è un punto a sfavore. Hanno ucciso un protagonista e questo è un punto a favore: che sia per questo che la saga è così osannata? Questi colpi di scena sono rari da vedersi, supportati dall’apparato tecnico diventano unici. (9/10)
10. Niente da dire, la storia è arrivata a prendere, anche se essendo la saga immensa non si ha una vera e propria conclusione alla stagione, diciamo si hanno nuovi punti di partenza. Molto bello il finale, espressivo e decisamente reale. Tanto di cappello al questa serie che dal punto di vista soggettivo non mi ha esaltato e fanboyzzato, ma dal punto di vista oggettivo è oro per gli occhi. (8/10)
Carnivàle. Stagione 1. Episodi 8, 9.
8. Non ho voglia di guardarlo, ma poi non mi annoio e non rimango mai particolarmente schifato. Il problema più grosso è che ci sono un sacco di cose non dette o raccontate per metà. Tutta la parabola discendente di padre Justin è interessante e il personaggio sta salendo molto. Al circo invece inizio ad essere indispettito dal “vedo/non vedo” nel triangolo Samson-Lutz-Ben. BENISSIMO il finale. (7/10)
9. Episodio che muove, finalmente, qualche equilibrio. Qualche spiegone chiarifica la posizione di Ben, anche se il mistero è ancora tanto. Padre Justin continua la sua riabilitazione ed esce con un’espressione da pazzo e questo mi lascia ben sperare. Il quadro del circo non rivela nulla di nuovo, a parte qualche situazione sentimentale. L’apporto tecnico è come sempre eccellente. (7/10)
The Corner. Episodi 1, 2.
1. Prima di The Wire, fu The Corner. Una mini-serie in sei episodi che racconta le vicende dei tossicodipendenti di Baltimora dal punto di vista della strada. Rivedere tanti tra gli attori che passeranno alla storia qualche anno, dopo fa un bell’effetto. La storia è cruda e realistica, i personaggi abbozzati sono convincenti. Perde un po’ l’aspetto tecnico: il documentario e la camera mobile non fanno la differenza, in certe situazioni disturbano. Resta un buon prodotto. (8/10)
2. Sul livello del precedente. Ogni episodio fin’ora ha trattato di un personaggio e di quello che gli gira intorno, soprattutto droga. È recitato molto bene e i dialoghi sembrano puliti e scritti bene. Si vede anche un accenno di storyline generale, si stacca un po’ dal freddo documentario. Carini i flashback del passato. (8/10)

Reality
Survivor
. Stagione 13 (Cook Islands). Episodi 10, 11.
10. Episodio che mette ancora in mostra le enormi doti degli Aitu che stravincono le prove e mi fanno esultare. Ozzy sempre più un mito e i Raro mi iniziano a stare simpatici visto quanto sono imbambiti. Belle le prove e decisiva la scelta del bottle twist: la decisione non mi ha dato fastidio in particolar modo, ma se avessero vinto i Raro mi sarebbe stata sulle scatole. Becky sempre bbbona come al solito. (9/10)
11. Altro episodio bomba! Eccoci di fronte al primo merge della mia vita, in un episodio che si riempe di strategia, tradimenti e momenti pucciosi (quando Yul dice a tutti i suoi compagni il proprio segreto). Jonathan nell’occhio del ciclone prende una decisione importante, rigirato dallo stesso Yul come un calzino. Ozzy sempre più idolo e Becky sempre più figa. (9/10)

Alla prossima settimana,
Boss.

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