Settimana 52: 06/06 – 12/06

Tanti auguri a questa rubrica!
Un anno fa tentavo di rivitalizzare il blog tramite questo riassunto settimanale, per evitare che si riempisse di ragnatele e che morisse su sé stesso. Non avevo particolari intenzioni, ma ho capito subito che per la prima volta in vita mia, questa rubrica poteva durare molto più del solito e raggiungere livelli di maniacalismo-nerd veramente elevati. Se riuscissi a convogliare queste manie in qualcosa di remunerabile, sarei milionario da quel pezzo… Sigh.

Serie TV
Alias
. Stagione 5. Episodi 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17.
6. In un episodio di noiosità imbarazzante gli autori ci vedono lungo ed inseriscono il passerone Rachel Nichols in versione passera-troia-tette-al-vento. Il resto manco me lo ricordo, ma è un vile tentativo di caratterizzare i nuovi personaggi. (5/10)
7. Questo sarebbe potuto essere il twist di metà stagione, ma è passato inosservato. Muore un cattivo, ne arriva un altro. Si sveglia una buona, si riaddormenta. La serie sembra campata in aria, speriamo davvero che acquisti un senso. (6/10)
8. Sarà che con la comparsata di Sark tornano alla mente i vecchi fasti, ma questa è senza dubbio la puntata migliore della stagione, pur essendo slegata da qualsiasi tipo di contesto con il mistero Prophet Five. Azione fatta bene, finale felice. (7/10)
9. Episodio onirico, in cui si rivivono scene storiche delle scorse stagioni, sotto una nuova ottica. Torna Vaughn e colpaccio di scena finale col ritorno di Irina. Stanno tornando tutti a random, in compenso Weiss s’è perso. Ottimo sotto l’aspetto tecnico, un po’ noiosetto il resto. (7/10)
10. Stanno incasinando il tutto, spero per un degno finale. Si è rivisto Weiss (LOL) e il rapimento si è chiuso ovviamente in maniera giusta col colpetto di scena finale gradevole. Dopo l’inizio orripilante, stanno alzando il livello pian piano. (7/10)
11. Beh, questo è il tipico episodio con l’enorme WTF finale. Durante i quaranta minuti non succede niente di esaltante, il più delle cose sono prevedibili. Il finale, però, dal punto di vista soggettivo e affettivo è fantastico, dal punto di vista oggettivo l’unica cosa da dire è “ma daiiii”. (7/10)
12. Che dire: se mi mettono Will Tippin, Anna Espinosa e due belle scazzottate come ai vecchi tempi, possono clonare chi vogliono e mettere bombe nel cranio che a me va bene. Siamo vicini alla fine e non so che cacchio aspettarmi, ma sono gasato a livello stratosferico… Quasi da fanboy. Il centesimo episodio mi ha regalato una discreta sorpresa. (8/10)
13. Ma no! perché rovinare tutto? Questo episodio era evidentemente necessario ma non m’è piaciuta nemmeno una scelta degli autori. Volevo che si arrivasse al finale senza morti e invece mi hanno ammazzato colei che si era appena risvegliata. In quattro e quattr’otto. Ora ho paura che tutto finisca in fuffa. (6/10)
14. Che miscuglio stanno facendo… Piccoli passi per un presumo esplosivo finale di serie. L’episodio in sè non mi è piaciuto molto, la parte di Sloane una palla incredibile mentre quella di Sydney inverosimile come al solito. Come ha fatto ad arrivare giusto in tempo? Mah. (5/10)
15. Inevitabile episodio di preparazione per i gran finale. Si potrebbero avere delle risposte che non vengono date, ma ciò non mi turba: ho una discreta fiducia in una conclusione degna. (6/10)
16. Prima parte del doppio finale: qualche scena lacrima, qualche scena comica (una sorta di autoironia), un finale da un lato prevedibile e dall’altro palesemente melenso. Voglio di più. MOLTO DI PIU’. (6/10)
17. È finita. La cavalcata lunghissima del recupero di Alias termina con un finale da giudicare sotto due aspetti. Quello oggettivo è che soffre il lento decadimento della serie a lungo termine. La storia di Rambaldi si chiude in maniera leggermente abbozzata ma seguendo la continuity, quindi si può chiudere un occhio (Rambaldi trova la formula dell’immortalità ma muore?). La storia di Irina si chiude in maniera insensata: ma perché deve distruggere due città? Perché con la palla può diventare immortale anche lei? Delirio di onnipotenza? La storia di Sydney si chiude con l’inevitabile happy ending, pur contando la morte di Jack, che forse è stata introdotta per aumentare l’aspetto sentimentale. Il lato soggettivo resta ampiamente soddisfatto. Per l’ultima volta si vedono azione, drammi, deliri, morti e colpi di scena che lasciano un bel ricordo in mente. Alcune scelte mi hanno infastidito, ma in generale non è un finale che manda in vacca tutto. L’episodio in sè è il riassunto condensato delle ultime due stagioni: azioni alla rinfusa, spostamenti lampo improbabili, tante pistole e tanti confronti. Addio Alias, grazie per avermi tenuto compagnia così a lungo e per avermi dato tante soddisfazioni. (7/10)
The Kiling. Stagione 1. Episodio 11.
11. Episodio stratosferico. Completamente distaccato da tutto, scava nel passato, nelle emozioni e nell’analisi del rapporto di coppia di Linden e Holder. Episodio pieno di silenzi, di normalità, di pioggia e sigarette, perfettamente girato e recitato da una Enos e un Kinnaman in formissima. Una vera perla che non mi sarei mai aspettato da questa serie che non si è mai innalzata dal livello di normalità, galleggiando anche al limite del noioso. Fa però riflettere come un episodio del genere riesca così bene senza indagine, senza Larsen e senza politica. (9/10)
Carnivàle. Stagione 1. Episodi 3, 4.
3. Episodio polveroso come al solito. Viene dato più spazio a Ben (e questo è bene), inquadrando un pezzetto di passato e chiarendo i (pochi) dubbi sul suo dono. La scena della prima guarigione è ben fatta, ma troppo lunga. Si sarebbe potuto dare più spazio all’incontro con la vecchia decrepita. Piano piano ingrana e si dimostra interessante. (7/10)
4. Episodio di cui ho capito poco per via del blocco linguistico. Decisamente più polveroso del precedente, la tempesta di sabbia aiuta a dividere i personaggi in luoghi diversi con personaggi diversi, in modo da scoprire qualche piccolo dettaglio in più. La trama sembra proprio questa: di città in città la carovana si sposta e ci regala qualche piccola sfaccettatura sui personaggi. Il prete è un po’ in disparte ma sono curioso di sapere come reagirà al finale. Interessante, ma gradirei un po’ più di sostanza. (7/10)
The Wire. Stagione 4. Episodi 1, 2, 3.
1. Quanto mi eri mancata! Ho deciso di lasciar passare mesi prima di tuffarmi nella quarta stagione per godermi l’attesa. Funzionò per Breaking Bad e ha funzionato per The Wire. Ritrovare i personaggi ad un anno di distanza mi ha dato un’enorme gioia e vecchie sensazioni. Il primo episodio, così come ho imparato ad apprezzare nelle scorse stagioni, è totalmente di presentazione: i personaggi sono collocati in altre situazioni, tutti alle prese con i loro problemi, il loro lavoro e la loro vita quotidiana. Viene messa in luce la nuova vita sulle strade di Baltimora e la preparazione della campagna di Carcetti. Uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie. (8/10)
2. Straordinario. Questo è davvero quello che si chiama creare un qualcosa che funziona. Secondo episodio e siamo già dentro TUTTE le situazioni: non quelle strettamente personali ma quelle lavorative. Ricompaiono tutte le vecchie conoscenze e non c’è un momento vuoto, ogni parola è scritta con una maestria impressionante (dibattito stellare) e il cast la interpreta in una maniera incredibile. Manca ancora McNulty, ma la sua assenza non pesa minimamente, il quadro generale regge bene anche senza di lui. (8/10)
3. Dopo l’episodio riguardante l’ambito lavorativo, eccoci in quello che parla di ambienti personali. Ritroviamo Omar e McNulty (in una versione particolare), ritroviamo le bevute con Bunk, ritroviamo Bunny e assistiamo all’ammutinamento della grande unità investigativa delle scorse stagioni. Ottimo tutto e ottime le scene a scuola, anche se un po’ troppo didascaliche. La scena finale è un colpo al cuore, racconta TUTTO il disagio di Baltimora e delle sue strade. (9/10)

Reality
Survivor. Stagione 13 (Cook Islands). Episodi 3, 4.
3. Bell’episodio! Il migliore fin’ora, in cui si vedono le potenzialità di questo reality. Strategie, raggiri, alleanze e contro alleanze. Idolo INCREDIBILE Yul, che con una calma olimpica gestisce l’inferiorità numerica portando tutto a proprio vantaggio, assieme all’aiuto di Jonathan. La scena in cui dice a Becky di aver trovato l’idol è di una pucciosità disarmante. Durante il tribal finale, lo ammetto: all’eliminazione di Cecilia ho esultato. (9/10)
4. Idolo indiscusso dell’episodio Ozzy. Capito che l’alleanza giappoeuropea avrebbe potuto farlo fuori in ogni momento, invece che lasciarsi morire ha deciso di applicarsi al massimo per dimostrarsi indispensabile: tra pesca e prove in cui ha DOMINATO ora penso che lo elimineranno difficilmente. Yul calma olimpica come al solito a decifrare il codice e Cao Boi, con le sue mosse da pirotecnico ci fa regalare uno dei quote migliori: “Whatever Cao Boi is doing, is working“! Pessima l’altra tribù, in cui mi stanno tutti sulle balle. Se la son tirata fisicamente e l’han presa in quel posto, soprattuto quel genio di JP che ha fatto di tutto per farsi cacciare. Menzione d’onore per Jonathan e il pulcino. Tra un po’ mi mettevo a piangere anche io. (8/10)

Musica
Arctic Monkeys – Suck It And See (2011)
Sarà che in questo periodo ascolto davvero pochissima roba, sarà che sono un mezzo fanboy ma a me questo disco piace, anche tanto. A differenza del precedente Humbug, qui ritrovo qualche vecchia sonorità perduta. Ok, i tempi della spensieratezza sono andati, ma questo disco sembra decisamente compatto e orecchiabile con qualche pezzo che entra in testa subito e gli altri che lo fanno dopo qualche ascolto. Si poteva fare di meglio ma non lo butto.

Alla prossima settimana, vediamo se duro un altro anno,
Boss.

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