Settimana 33: 24/01 – 30/01

Serie TV
Alias
. Stagione 3. Episodi 2, 3, 4, 5, 6, 7.
2. Si continua a viaggiare su almeno quattro piani diversi di intreccio, già con una rapidità che dopo due episodi, e un cambio di rotta deciso, non era facile immaginarsi. Pessimo colpo di scena finale, di quelli che fanno dire “ma guarda un po’”. (6/10)
3. Episodio che non dice nulla, solita azione finita bene e solito finale tenerino. La trama è un po’ confusionata e faccio fatica a seguirla, ma gli inizi di stagione son sempre così. (6/10)
4. Ecco che accade qualcosa di intressante: si inizia a scendere nel detaglio. A parte il tuffo in piscina da quaranta metri senza danni (WTF) il resto regge, con la solita dose di azione (tanta, forse troppa). Si sente la mancanza di parte del cast delle prime due stagioni. (7/10)
5. Cambio di storyline importante, forse l’unica cosa interessante che accade. La nuova versione di Jack è ok, il nuovo Sloane fa ridere. (6/10)
6. Primo sviluppo di trama che dapprima puzza un po’, poi per fortuna torna a spuntare Rambaldi. E questa è cosa buona e giusta, altrimenti la puntata sarebbe stata come tutte le altre della stagione: senza nervo. (6/10)
7. Sì ok, i sentimentalismi ci dovevano essere per forza, e a me non va. Solito episodio sui soliti livelli: i WTF però diventano più frequenti e i cliffangheroni prevedibili. (6/10)
Breaking Bad. Stagione 3. Episodi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13.
1. Che emozione. Mi ero imposto un periodo di pausa dopo la full-immertion delle prime due stagioni e mai decisione fu più azzeccata. L’attesa mi ha fatto gustare al meglio il ritorno nelle atmosfere di Breaking Bad. Episodio sopraffino, nel quale nulla è cambiato rispetto la qualità dei precedenti. La trama prosegue con sofisticati incastri, supportati da un cast sempre in ottima forma. (9/10)
2. Secondo capitolo, ennesimo capolavoro: solo il lancio della pizza sul tetto merita rispetto. Senza troppi fronzoli o intrallazzi, le vicende (personali e “lavorative” di Walter) entrano nel vivo, con una parte di tensione sottile e prolungata che non è facile trovare in giro. (9/10)
3. Episodio ottimo, di transizione. Aaron Paul sugli scudi, il resto del cast è davvero eccellente. La storia prosegue e si scoprono più cose sui gemelli. (9/10)
4. Episodio eccellente. L’inquadratura finale svela il senso di un episodio in cui non sembra accadere niente, ma nel quale invece accade tutto. Meriterebbe un 10 per via di Hank, un personaggio amabile e interpretato alla perfezione da un Dean Norris sempre sorprendente. Ma resto sulla scia dei precedenti, consapevole che salirà. (9/10)
5. Che serie… Altro capitolo eccellente, in realtà un po’ più lento del solito. Si indaga sull’aspetto psicologico del ritorno sulla cattiva strada e su quello che vuol dire compiere scelte di questo tipo, un viaggio verso il maniacalismo e la fissazione, un turbine nei quali ci si trova incastrati nolenti. Parafrasando le scelte, ci si rispecchia. (9/10)
6. Ho finito gli aggettivi. In questo c’è una leggera ansia con un picco tutto particolare che solo Breaking Bad riesce a trasmettere. Dopo questo, il diventare fan di Dean Norris è stato scontato. (10/10)
7. Eccolo l’episodio capolavoro, dove tutto è maestoso. I silenzi importanti, il montaggio ottimo, i dialoghi, la fotografia, la sceneggiatura. Il tutto suona perfettamente portando lo spettatore nel turbinio di adrenalina degli ultimi cinque minuti, talmente intensi da far rosicchiare una intera mano. (10/10)
8. Dopo la magnificenza del precedente, qui sembra calato leggermente il livello. Episodio di assestamento, nessun elemento importante da segnalare, a parte la messa in mostra della potenza di Gus. Episodio di transizione [cit.] (7/10)
9. Anche qui niente di nuovo, l’evoluzione resta confinata all’interno delle caratterizzazioni dei personaggi. La caduta nel baratro di Walter, il desiderio di strafare di Jesse, la voglia di vendetta di Skyler e il tutto condito da un maniacalismo del ghiaccio di Gus. La qualità non si discute. (8/10)
10. È possibile fare un episodio di alta televisione ambientandolo interamente in una stanza? Sì. Può essere un buon episodio? Sì, se hai un Bryan Cranston mostruoso e un Aaron Paul in palla. Niente di più facile. Non ci sono parole per descrivere una serie così, niente è lasciato al caso, ogni scena assume un senso, ogni gesto un significato. (9/10)
11. Episodio di preparazione al finale. Tutto è bello e interessante, non c’è un minuto che stanchi. L’espressione finale di Paul vale il prezzo della stagione. (9/10)
12. Beh, episodio ottimo, oramai ho finito gli aggettivi. L’unica cosa che posso dire è che, se ma un giorno butteranno merda su questa serie con sbalzi temporali o misteri irrisolti, resterà la migliore che io abbia visto finora. Ottima qualsiasi cosa, Aaron Paul l’Emmy non se l’è meritato: di più. Non mi era mai capitato di provare paura per la visione di una puntata, ma ne ho per la prossima. Ed è una paura strana, quasi come avessi paura di trovarmi di fronte ad emozioni mai provate. Nerd? Semo? Chiamatemi come volete. (9/10)
13. È passato un giorno e ancora non ho parole. Finale fantastico per una stagione fantastica. Grande prova di tutta la baracca, un plauso al mio nuovo dio Gilligan e, con la stretta al cuore, ora attendo pian piano luglio. (10/10)

Alla prossima settimana,
Boss.

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