Un anno di musica: 2010

È stato un anno di ascolti molto particolare. Dopo le fatiche della classifica dell’anno scorso, mi ero ripromesso di tenere un occhio più attento alle nuove uscite di questo 2010, per evitare di dover far un recupero veloce a fine anno di ciò che mi sarei, inevitabilmente, perso. Per la prima metà dell’anno ci sono riuscito, poi mi sono perso in una serie di recuperi del passato e in una parentesi mainstreem (dovuta principalmente al troppo snobbismo precedente e al recupero di Glee) che mi hanno distolto su quello che questo 2010 aveva da offrire.
All’uscita delle varie classifiche, la confusione generata da un anno musicale senza picchi si leggeva in ogni dove. Numeri uno che variavano di sito in sito, posizioni assurde di album che mi avevano mandato in “fissa” e un’esplosione di generi sconfusionati ma “alternativi e quindi fighi”, facevano capire che il 2010 aveva tutte le possibilità per diventare un annata transitoria, almeno per i miei gusti personali.
Gusti personali che, inevitabilmente ed ovviamente, generano questa classifica. (Che poi io abbia dei gusti obiettivamente ottimi, questo è un altro discorso. :)

Bando alle ciance, ecco la classifica in ordine crescente:

QUINDICI

The Books – The Way Out

Mai sono rimato colpito in maniera così strana dal primo ascolto di un album. Questo duo newyorkese regala un collage musicale veramente particolare: alcune tracce sembrano uscire da musicassette di favole per bambini, alcune mettono in cantiere ricercate melodie suono-voce, altre studiano una decisa commistione di generi mentre altre ancora potrebbero appartenere ad un normalissimo album indie/dream. Traccia consigliata: “I Didn’t Know That”.

Voto: 7,08.

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QUATTORDICI

New Young Pony Club – The Optimist

Secondo lavoro per la band londinese, attesa al varco dopo la buona prova di Fantastic Playroom. L’album non è stato acclamato dalla critica, ma mi ha portato via un sacco di ascolti data la buona fluidità e alcuni pezzi decisamente azzeccati. Dieci tracce che scorrono via veloce, con un sound che resta pressoché costante ma senza fare storcere il naso. La voce femminile della Bulmer accompagna il tutto senza stancare. Tracce consigliate: “Lost A Girl” e “Dolls”.

Voto: 7,40.

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TREDICI

Sufjan Stevens – The Age Of Adz

C’era tanta attesa per l’album del caro Sufjanone: cinque anni erano passati dal capolavoro indiscusso Illinois, riempiti da EP natalizi, rivisitazioni e quant’altro, con alti e bassi (tanti). L’opera ha la tipica mano Sufjanesca: arrangiamenti studiati alla perfezione, melodie mistiche  accompagnate da un cantato sempre morbido, con sorprese elettroniche (ottima svolta) che stupiscono e non schifano. Traccia consigliata: “Vesuvius” e il capolavoro da 25 minuti “Impossible Soul“.

Voto: 8,00.

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DODICI

Sleigh Bells – Treats

Album del debutto per questo duo di Brooklyn e veramente un album di debutto azzeccato. Al primo ascolto ricordo che rimasi folgorato, pensai al ritorno dei You Say Party! We Say Die! e gridai al miracolo (miracolo poi non accaduto per via della vena noise). Questo è un disco sbruffone e ben pensato dal principio, come dimostra il fatto che il singolo di lancio è il più brutto pezzo dell’album (della serie possiamo solo fare meglio). E l’hanno fatto. Tracce consigliate: “Rill Rill” e “Straight A’s”.

Voto: 8,18.

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UNDICI

Laura Marling – I Speak Because I Can

Ok, il folk non è il mio genere preferito (ne ho uno?) ma le voci femminili per me hanno sempre un qualcosa in più. Di questa Laura Marling non conoscevo nulla fino ad un mese fa e devo dire che le sue melodie e la sua musica, spesso dolce con qualche nota di pazzia, mi hanno rapito con una velocità preoccupante. Tracce consigliate: “Devil’s Spoke” “Alpha Shallows”.

Voto: 8,20.

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DIECI

JJ – JJ N°3

Qualcosa di nordico dovevo metterlo in classifica pure quest’anno. Ascoltai JJ N°3 poco dopo aver ascoltato l’album di debutto JJ N°2, senza trovare particolari differenze. Il sound era pressoché lo stesso, forse un pelo più bizzarro e spensierato. A parte la prima traccia (una cover), il resto scorre via in maniera introspettivamente allegra e senza grinze, con a far capolino ogni tanto il buon vecchio Ibrahimovic. Tracce consigliate “Let Go” e “Voi Parlate, Io Gioco”.

Voto: 8,22.

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NOVE

Male Bonding – Nothing Hurts
Ecco finalmente uno dei migliori debutti in assoluto. Al primo impatto, sembra essere un album mono-blocco, tutto uguale e senza picchi. Ad un ascolto intenso, invece, questa band londinese ha sfornato un album veramente godibile e sfaccettato, il tutto sotto una dura scorza noise e garagesca. Tredici brani che portano via una mezz’ora non troppo impegnativa. Visti live, non suonano male. Tracce consigliate: “Pumpkin” e “Paradise Vendors“.

Voto: 8,30.

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OTTO

Janelle Monáe – The ArchAndrodid (Suites II & III)
Ecco qui la rivelazione femminile dell’anno. Un soggetto del quale sentiremo sicuramente parlare in questo 2011, visto il suo modo particolare di fare musica. Un misto di visioni futuristiche su androidi e città alla “Metropolis” o mondi alla “Blade Runner”, musicate con una spiccata e marcata voce soul. Ottimamente prodotta ed arrangiata, con collaborazioni importanti, l’album è potente ma forse pecca in lunghezza (che diciamocelo: è un po’ il problema di molti concept recenti). Tracce consigliate: su tutte “Come Alive (The War Of The Roses)” sicuramente la più potente musicalmente e vocalmente, sopra alle tanto acclamate, seppur ottime, “Cold War” e “Tightrope (Ft. Big Boi)”.

Voto: 8,36.

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SETTE

Blood Red Shoes – Fire Like This
Tanta attesa per il ritorno della band inglese, dopo il capolavoro del debutto. L’album non è al livello del precedente e lo si nota dalla semplicità di alcuni pezzi. Il mix di cantato maschile/femminile resta però di ottimo livello, con alternanze spesso perfette. Sicuramente uno degli album più ascolti dell’anno per via della sua grande orecchiabilità. Tracce consigliate: “Don’t Ask” (forse la migliore loro di sempre), “One More Empty Chair” e “Colours Fade”.

Voto: 8:40.

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SEI

Broken Social Scene – Forgiveness Rock Record

Ecco il miglior gruppo scoperto in questo 2010, uno dei pochi dei quali ho recuperato i vecchi lavori per studiare l’evoluzione che ha portato a questo gioiello. Album importante che aggiunge delle sonorità rispetto ai precedenti, rendendolo sotto certi aspetti più profondo. Il collettivo non delude e spolvera tutta la propria classe (cinque anni di lavoro ben spesi), includendo guest che non si fanno notare ma si mettono a disposizione del disco (Feist e Emily Haines su tutte). Tracce consigliate: Forced To Love”, “Art House Director”, “Meet Me In The Basement” e “Romance To The Grave”.

Voto: 8,42.

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CINQUE

Kate Nash – My Best Friend Is You
Questo ho rischiato seriamente di lasciarmelo scappare. Dopo l’ottimo debutto del 2007, purtroppo mi sono completamente dimenticato della sua esistenza fino a quando mi sono trovato questa uscita tra le mani. Se non fosse il secondo album, e se non avesse dimostrato le proprie capacità già nel primo, si potrebbe pensare che Kate Nash ha copiato Florence Welch. Qui l’indie pop esplode di gioia, con pezzi divertenti e alle volte con vene di pazzia (che non guastano mai). Tracce consigliate: “Paris”, “Kiss That Grrrl”, “Do-Wah-Doo” e la magnifica “Later On”.

Voto: 8,46.

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QUATTRO

These New Puritans – Hidden

Sconosciuti alle mie orecchie fino ad un mese fa, la folgorazione è stata massima. In cuffia, è uno di quei dischi che regala emozioni per via della complessità e lo studio di arrangiamenti e produzione, forse ai livelli di dischi hip-hop nigga. Le tinte sono scure e portano in un turbinio caleidoscopico di ammirazione e frustrazione provato poche altre volte. Tracce consigliate: “We Want War” e “Three Thousand” su tutte, ma il disco va ascoltato per intero.

Voto: 8,54.

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TRE

Joanna Newsom – Have One On Me
Quando vivi l’attesa di un nuovo lavoro di una delle tue artiste preferite, i sentimenti variano dalla paura alla speranza. Paura che il lavoro non sia soddisfacente e la speranza che sia il meglio del meglio. Poi scopri che da un giorno all’altro, la cara Joanna sforna un TRIPLO DISCO e il sentimento che domina è la paura. Paura di non capirlo, paura di filler, paura di “troppo e niente”. Due ore di musica non sono facili da digerire e di tempo ce n’è voluto veramente tanto. Fare finta di avere tra le mani non un’unica opera ma tre distinte, ha aiutato ad assimilarlo e a comprenderlo meglio. E una volta compreso, ci si rende conto del potere espressivo e musicale di quest’artista. Un turbinio infinito di parole e suoni che prosciugherebbe qualsiasi cantautore/trice, ma che la Newsom sembra gestire con estrema tranquillità. Tracce consigliate: “Easy”, “’81”, “Good Intentions Paving Company”, “On A Good Day” e “Kingfisher”.

Voto: 8,56.

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DUE

Lali Puna – Our Inventions

Per me non c’è niente da fare: queste sonorità mi fanno IMPAZZIRE. Non per nulla, i Lali Puna sono uno dei mie gruppi preferiti di sempre. Anche quest’album è stato un fulmine a ciel sereno visto il non preavviso, ma mi ha fatto innamorare subito. I suoni mi portano in un mondo parallelo (manco fossi la Monáe), mondo in cui mi ritrovo solo con basi elettroniche e strumentali minime e precise, accompagnate da voce a temperatura altissima. Tracce consigliate: TUTTE, ma se proprio “Move On”.

Voto: 8,60.

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UNO

Crystal Castles – Crystal Castles

Quando si dice “che scelta banale”. Il gruppo preferito dell’anno, quello che mi ha fatto diventare un fanboy ai livelli del passato, quello che ho visto ed amato per due volte live. Forse per via del carisma della vocalist Alice Glass (e per via del nostro incontro amoroso con tanto di foto a dimostrarlo) o per via del tenebroso produttore Ethan Kath, questo disco l’ho consumato di ascolti e dai uno, dai due, dai tre, non ho trovato difetti. Rispetto al precedente è meno aggressivo e sperimentale, anche se in alcuni pezzi esagerano come solo loro sanno fare. Campionamenti a destra e manca, ri-arrangiamenti ex-novo nei live fanno capire che sotto c’è un lavoro importante e non campato in aria come poteva sembrare il precedente, è più intimo. Inoltre quando scopri che viene campionato un pezzo di Stina Nordenstam (che probabilmente conosciamo solo io, i Crystal Castles e i genitori della stessa), capisci che il dado è tratto, il numero uno è servito. Tracce consigliate: TUTTE.

Voto: 9,42.

Direi di avere dato,
alla prossima classifica,
Boss.

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2 Responses to “Un anno di musica: 2010”


  1. 1 Kin 2 gennaio 2011 alle 10:58

    Mi hanno regalato “Yes, you” (http://itunes.apple.com/it/album/yes-you-live/id403692844) il doppio live di Mario Biondi registrato duranti i concerti a Taormina il 23 e a Palermo il 24 agosto di quest’anno durante lo “spaziotempo tour 2010”! Ve lo consiglio!


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